
Carissimi fratelli e sorelle in Cristo,
Oggi vorrei condividere una riflessione che, spero, possa illuminare ulteriormente il nostro cammino di fede e rafforzare i legami che ci uniscono come comunità. Parleremo di un’espressione che risuona nei nostri cuori, un’affermazione di speranza e certezza: è vissuto o ha vissuto. Potrebbe sembrare una semplice questione grammaticale, ma dietro queste parole si cela una profondità che tocca le fondamenta della nostra spiritualità.
Provate a immaginare per un istante. Pensate a una persona cara che non è più con noi fisicamente, ma il cui ricordo continua a illuminare le nostre giornate. Forse un genitore, un nonno, un amico. Quando parliamo di loro, usiamo forse l’imperfetto, un tempo che sfuma nel passato? Oppure sentiamo la necessità di affermare con forza che ha vissuto, che la sua vita è stata un dono, un’impronta indelebile?
Questa distinzione, apparentemente sottile, ci porta al cuore della nostra fede. Crediamo forse in un Dio lontano, un Dio che si è limitato a “essere” in un tempo indefinito, oppure in un Dio che ha vissuto, che si è incarnato, che ha camminato tra noi, che ha sofferto e gioito con noi? La risposta, ne sono certo, risuona all’unisono nei nostri cuori: crediamo in un Dio che ha vissuto, che vive e vivrà per sempre.
Come questa consapevolezza influenza la nostra vita di preghiera?
Pensate alle vostre preghiere. Quando vi rivolgete a Dio, lo fate come a un’entità astratta, distante e incomprensibile? Oppure lo fate con la fiducia di chi si rivolge a un Padre, un Fratello, un Amico che ha vissuto le nostre stesse gioie e dolori, le nostre stesse tentazioni e debolezze?
La consapevolezza che Cristo ha vissuto una vita umana completa, che ha sperimentato la fame, la sete, la stanchezza, la gioia dell’amicizia, il dolore del tradimento, rende la nostra preghiera più intima, più sincera, più autentica. Non ci rivolgiamo a un Dio distante, ma a un Dio che ci comprende profondamente, perché ha vissuto la nostra stessa esistenza.

Quando preghiamo per i nostri cari che non sono più con noi, non preghiamo semplicemente per il riposo eterno di un’anima, ma celebriamo la vita che hanno vissuto, l’amore che hanno donato, l’impronta che hanno lasciato nei nostri cuori. La preghiera diventa così un atto di ringraziamento per il dono della loro esistenza, un’affermazione della speranza nella vita eterna.
L'impatto nella Famiglia
Come possiamo trasmettere questa consapevolezza ai nostri figli, ai nostri nipoti? Come possiamo insegnare loro a percepire la presenza viva di Dio nelle loro vite?
Raccontando storie. Storie di fede, storie di coraggio, storie di amore. Storie di persone che, come Gesù, hanno vissuto una vita piena, una vita spesa per gli altri, una vita illuminata dalla fede. Storie dei santi, ma anche storie di persone comuni, che nella loro quotidianità hanno saputo testimoniare l’amore di Dio.
Insegnando loro a pregare. Non solo recitando preghiere imparate a memoria, ma parlando con Dio con il cuore, confidandoLe le loro gioie e i loro dolori, chiedendoLe consiglio e aiuto. Insegnando loro a percepire la presenza di Dio nella loro vita, nei piccoli gesti di ogni giorno, nei momenti di gioia e nei momenti di difficoltà.

Mostrando loro l'esempio. Vivendo una vita coerente con la nostra fede, testimoniando con le nostre azioni l’amore di Dio. Ricordando loro che hanno vissuto persone che li hanno amati e che ora vivono in Dio, pregando per loro e vegliando su di loro.
Nella Comunità di Fede
La consapevolezza che Cristo ha vissuto non è solo una questione individuale, ma ha un impatto profondo sulla nostra comunità di fede.
Ci unisce. Perché ci ricorda che siamo tutti parte di un unico corpo, il corpo di Cristo. Un corpo che ha vissuto, che vive e vivrà per sempre. Un corpo che soffre quando uno dei suoi membri soffre, che gioisce quando uno dei suoi membri gioisce.

Ci spinge ad agire. Perché ci ricorda che siamo chiamati a seguire le orme di Cristo, a vivere una vita di servizio, di amore, di compassione. Una vita spesa per gli altri, soprattutto per i più deboli e vulnerabili.
Ci dona speranza. Perché ci ricorda che la vita non finisce con la morte, ma che la vita eterna è una promessa che Cristo ci ha vissuto e che mantiene sempre. Che la morte è solo un passaggio, un’opportunità per incontrare Dio faccia a faccia.
Quando ci riuniamo per celebrare l'Eucaristia, non stiamo semplicemente ricordando un evento del passato. Stiamo rivivendo l'esperienza della presenza di Cristo vivo in mezzo a noi. Stiamo partecipando al sacrificio di Cristo, che ha vissuto, è morto e risorto per la nostra salvezza.
Un invito all'azione
Vi invito, carissimi fratelli e sorelle, a riflettere su queste parole, a meditare sul significato profondo di è vissuto e ha vissuto. Lasciamoci illuminare da questa consapevolezza e trasformiamo la nostra vita, la nostra preghiera, la nostra famiglia, la nostra comunità.

"Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; e chiunque vive e crede in me, non morirà mai." (Giovanni 11:25-26)
Che queste parole, parole di Gesù, ci siano di conforto e di speranza. Che ci guidino nel nostro cammino di fede, ci aiutino a vivere una vita piena, una vita spesa per gli altri, una vita illuminata dall’amore di Dio.
Ricordiamo sempre che Cristo ha vissuto, vive e vivrà per sempre! E attraverso la Sua vita, la Sua morte e la Sua risurrezione, anche noi possiamo vivere una vita eterna in comunione con Lui.
Che la pace di Cristo sia con tutti voi.