è Finito Il Tempo Delle Mele

Ricordo ancora, con una punta di nostalgia agrodolce, quel pomeriggio assolato di fine estate. Avevo forse sette o otto anni, e mio nonno, un uomo con le mani segnate dal lavoro e un sorriso che sapeva di pane appena sfornato, mi aveva portato in un meleto appena fuori città. L’aria era satura del profumo dolce e pungente dei frutti maturi, e il sole filtrava tra le foglie creando giochi di luce magici. Mi aveva lasciato scegliere la mela più rossa e lucida, e io, con la mia piccola mano, l’avevo staccata dall’albero. Il morso fu un’esplosione di sapore, la dolcezza quasi incredibile, il succo che mi colava lungo il mento. In quel momento, sentivo di possedere il mondo intero, racchiuso in quel frutto semplice e perfetto.

Ecco, pensavo proprio a quello, l’altro giorno. Ai tempi in cui un morso di mela era un evento, un’esperienza totalizzante. E poi mi sono resa conto, con quella specie di sorpresa che ti assale quando un pensiero ti coglie impreparato: è finito il tempo delle mele.

Lo so, lo so cosa state pensando. "Ma che dici, Ada? Le mele si trovano tutto l’anno, dai discount ai mercati rionali, passando per le cassette di plastica al supermercato!" E avete ragione, da un certo punto di vista. Le mele ci sono. Sono disponibili. Sono un prodotto come un altro, confezionato, etichettato, trasportato per migliaia di chilometri. Ma è davvero la stessa cosa? Non credo proprio.

Il mio pensiero va a quella mela. Non era solo un frutto. Era un’esperienza. Era la pazienza di attendere la maturazione, il profumo che ti annunciava che il momento era giusto, la soddisfazione di coglierla personalmente. Era un pezzo di terra, di sole, di cura. Era un legame, tra me e mio nonno, tra la terra e il cibo.

Oggi, invece, le mele che compriamo sono spesso anonime. Arrivano da chissà dove, con una buccia così perfetta da sembrare finta, una polpa dura e un sapore che, diciamocelo, non ti fa venire voglia di fare i salti di gioia. Certo, ci sono le eccezioni, i piccoli produttori che lottano con le unghie e con i denti per mantenere viva una tradizione, per offrire un prodotto di qualità. E a loro va il mio pensiero più sincero e la mia gratitudine. Ma sono una nicchia, purtroppo.

E così, mi ritrovo a pensare a tutto quello che è finito. Non solo il tempo delle mele, ma quel modo di intendere il cibo, la natura, la vita. Quella lentezza, quella consapevolezza.

Vi è mai capitato di sentire quella sensazione di disconnessione? Di prendere in mano un oggetto, un frutto, un vegetale, e non sentirlo tuo? Di non avere idea di dove provenga, come sia cresciuto, chi l’abbia toccato prima di te? Ecco, questo è un sintomo, secondo me. È il segnale che qualcosa si è perso nel tragitto.

Il Tempo Delle Mele Collection - Edizione 40° Anniversario (Box Set) (2
Il Tempo Delle Mele Collection - Edizione 40° Anniversario (Box Set) (2

Il Mito della Disponibilità Infinita

Abbiamo costruito una società basata sul mito della disponibilità infinita. Tutto deve essere accessibile, sempre e comunque. E il cibo non fa eccezione. Ci siamo abituati a trovare fragole a gennaio, pomodori in inverno, e sì, mele che sembrano immutate per mesi. Ma a quale prezzo?

Il prezzo è la perdita di stagionalità, la perdita del legame con i cicli naturali. Il prezzo è una produzione che spesso sacrifica la qualità sull’altare della quantità e della conservazione. Il prezzo è un impatto ambientale non indifferente, tra serre riscaldate, trasporti su lunghe distanze e imballaggi che finiscono subito nella pattumiera.

E noi? Noi siamo diventati consumatori passivi. Ci hanno insegnato a scegliere in base al prezzo, all’apparenza, alla convenienza. Non ci preoccupiamo più di capire da dove viene il nostro cibo, come è stato prodotto, quali principi etici ci sono dietro. Ci hanno convinti che questo è il progresso. Ma siamo sicuri che lo sia?

Ricordo un’amica che mi diceva, un po’ sconsolata: "Ormai compro tutto al supermercato. Ci metto meno tempo, costa meno, e ho l’imbarazzo della scelta." E io, pur capendo la sua frustrazione e la sua logica pragmatica, non potevo fare a meno di pensare a quella mela. Quel tempo che lei risparmia comprando al supermercato, dove lo investe? In cosa lo trasforma? Spesso, in altre forme di consumo passivo: serie TV, scrolling sui social, aperitivi veloci.

Non voglio demonizzare il supermercato, sia chiaro. È uno strumento utile, una comodità. Ma è diventato l’unico orizzonte del nostro consumo alimentare, e questo è un problema. Un problema che ci allontana dalla terra, dai sapori autentici, dalla consapevolezza di ciò che mangiamo.

Il tempo delle mele 1 e 2 escono in Blu-Ray- Cineblog
Il tempo delle mele 1 e 2 escono in Blu-Ray- Cineblog

E poi, c’è tutta la questione della natura stessa. Le mele, quelle vere, hanno una storia. Hanno un tempo per crescere, un tempo per maturare, un tempo per essere consumate. Non sono eterne. Hanno una stagionalità, che è un dono, non un limite.

Pensateci un attimo. La stagione delle fragole, il profumo dei limoni in primavera, il sapore dolce e succoso dei fichi in estate, la zucca che annuncia l’autunno. Sono tutte esperienze sensoriali, esperienze legate al tempo. E sono proprio queste esperienze che ci connettono con la natura, con i suoi ritmi, con la sua generosità.

Quando ci priviamo della stagionalità, ci priaviamo di una parte importante della nostra connessione con il mondo. Ci abituiamo a un’idea artificiale di abbondanza, che ci rende meno resilienti, meno consapevoli.

Il Ritorno alla Terra (Metaforico e Non)

Ma se è vero che il tempo delle mele come le intendeva mio nonno è finito, non è detto che sia finito tutto. Possiamo ancora ritrovare quel legame, quella consapevolezza. Come?

Primo, con la scelta. Ogni volta che andiamo a fare la spesa, abbiamo una scelta da fare. Possiamo continuare a scegliere il prodotto anonimo, indistinguibile, sempre disponibile. Oppure possiamo cercare qualcosa di diverso. Possiamo informarci. Possiamo chiedere.

TEMPO DELLE MELE 35 anni dopo con curiosità e FOTO
TEMPO DELLE MELE 35 anni dopo con curiosità e FOTO

Possiamo cercare i mercati contadini. Sono luoghi magici, dove il cibo ha un volto, una storia. Dove puoi parlare con chi l’ha coltivato, capire il suo lavoro, la sua passione. Dove puoi trovare prodotti che non hanno la buccia perfetta e immacolata, ma che hanno un sapore che ti fa venire le lacrime agli occhi.

Possiamo cercare i gruppi di acquisto solidale (GAS). Sono un modo meraviglioso per unirsi ad altre persone che hanno la stessa esigenza: avere accesso a cibo buono, sano e sostenibile, a prezzi equi. È un modo per bypassare la grande distribuzione e creare un circuito più diretto e umano.

Possiamo coltivare un piccolo orto sul balcone. Anche solo qualche erba aromatica. È un piccolo gesto, ma ti restituisce una parte di quel legame con la terra che pensavamo perduto. Vedere crescere qualcosa, prendersene cura, raccoglierlo. È una soddisfazione impagabile.

E poi, c’è la questione dell’educazione. Dobbiamo educare noi stessi e le future generazioni al valore del cibo. A non sprecarlo, a comprenderne la provenienza, a rispettarne i cicli. Dobbiamo insegnare ai nostri figli che una mela non è solo un nutriente, ma un prodotto della terra, frutto di un lavoro e di un ecosistema.

È vero, a volte richiede più impegno, più tempo, più ricerca. Non è sempre la soluzione più facile o economica nell’immediato. Ma il beneficio a lungo termine, sia per noi che per il pianeta, è immenso.

Albakiara - Raz Degan - "E' finito il tempo delle mele putana" per 10
Albakiara - Raz Degan - "E' finito il tempo delle mele putana" per 10

Avete mai provato quella sensazione di piccolo trionfo quando riuscite a trovare quel prodotto speciale, quella varietà di mela che non si trova ovunque, quel pomodoro che ha il sapore di una volta? È una sensazione di cui abbiamo bisogno, perché ci ricorda che abbiamo ancora un certo potere, una certa agency, nelle nostre vite.

Il mio nonno, quando mi dava quella mela, mi stava dando molto più di un semplice frutto. Mi stava dando un assaggio di un mondo diverso, un mondo in cui il cibo era un dono, non un prodotto di consumo di massa. Un mondo in cui la lentezza era un valore, non un difetto.

Oggi, forse, siamo chiamati a riscoprire quel mondo. A ricostruire quei legami. A cercare, con curiosità e con un pizzico di sana ribellione, un modo diverso di nutrirci, un modo che ci restituisca il piacere del sapore autentico, la consapevolezza della provenienza, il rispetto per i cicli della natura.

Quindi, la prossima volta che vedrete una mela perfetta e luccicante al supermercato, fermatevi un attimo. Pensate alla mela di mio nonno. E chiedetevi: vale la pena cercare qualcosa di più? Io, da qualche tempo a questa parte, la mia risposta l’ho trovata. E non è mai stata così dolce.

E voi? Siete ancora nel tempo delle mele “facili”, o state iniziando a cercare quelle con un po’ più di storia, un po’ più di sapore, un po’ più di anima? Fatemi sapere nei commenti, sono curiosissima di sapere cosa ne pensate!