
Ah, l'Italia degli anni '70. Un vero frullato di cambiamenti, proteste e, diciamocelo, anche un po' di confusione. E in mezzo a tutto questo, c'erano loro: Don Franco e Don Ciccio.
Non parliamo di due preti qualsiasi, eh no. Parliamo di due personaggi che, nel loro modo tutto speciale, incarnavano un po' lo spirito di quel tempo. Anno della contestazione, dice il titolo. E loro, in barba a ogni regola, contestavano a modo loro.
Immaginate la scena. Le piazze piene di ragazzi con le bandiere, i dibattiti accesi sulle ideologie più disparate. E poi, nella quiete (o quasi) del sagrato, ecco che spuntavano i nostri eroi. Don Franco, con la sua tonaca magari un po' sgualcita, ma sempre con uno sguardo furbo. E Don Ciccio, magari con un paio di occhiali da vista un po' troppo grandi, ma con una battuta sempre pronta.
Erano l'incarnazione di un'Italia che non si prendeva troppo sul serio, nemmeno quando il mondo sembrava sull'orlo di chissà cosa. Pensateci un attimo. Mentre fuori si urlava "Il potere al popolo!", dentro la parrocchia, magari, Don Ciccio stava cercando di convincere Don Franco a prestargli il suo ombrello perché "guarda che tempo, Franco, sembra che piova ideali!".
E Don Franco? Lui, con un sorriso sornione, rispondeva: "Ciccio, l'ombrello lo presto solo a chi mi promette che non ci piazzerà sopra la sua bandiera rossa!". Ecco, capite? Era un continuo botta e risposta, un gioco tra il sacro e il profano, tra il serio e il faceto.
L'anno della contestazione, sì, ma per loro era anche l'anno della scaramanzia. L'anno in cui si discuteva di rivoluzione mondiale, ma poi, alla sagra del paese, la vera competizione era chi avesse il miglior tiramisù. E i nostri Don Franco e Don Ciccio, ovviamente, non potevano mancare a quel dibattito culinario!

Erano tipi che non si facevano mettere i piedi in testa, nemmeno dalla moda del momento. Se tutti indossavano pantaloni a zampa d'elefante, loro magari si ostinavano con il loro abito talare. Ma lo facevano con un'aria di superiorità che faceva quasi sembrare loro quelli alla moda.
E le prediche? Oh, quelle dovevano essere un vero spasso. Non immaginatevi sermoni lunghi e noiosi. No, no. Don Franco magari iniziava parlando di pace e amore, per poi finire con un'allusione piuttosto velata a un vicino un po' troppo rumoroso. E Don Ciccio, dal pulpito, lanciava frecciatine a chi non pagava le offerte, ma lo faceva con un sorriso così ampio che ti sentivi quasi in colpa per non aver contribuito di più.
Erano i custodi di un'anima italiana. Quell'anima che, anche nei momenti più bui o più caotici, riesce a trovare un modo per sorridere. Un'anima che non si lascia sopraffare dalle idee astratte, ma che rimane ancorata alle cose concrete: un buon bicchiere di vino, una risata con un amico, una fetta di torta fatta in casa.

A volte mi chiedo cosa pensassero davvero di tutta quella agitazione esterna. Forse, in cuor loro, pensavano che tante parole, tanti slogan, alla fine servissero a poco. Che la vera rivoluzione, quella che conta davvero, è quella che si fa dentro di sé. O magari, semplicemente, stavano aspettando che finisse la pioggia per poter andare a pescare.
E questa è, diciamocelo, la mia piccola, personale, quasi impopolare opinione. Che in quell'anno della contestazione, i veri rivoluzionari, nel loro piccolo, fossero proprio loro. Don Franco e Don Ciccio. Quelli che con una battuta e un sorriso sapevano disarmare la tensione meglio di qualsiasi protesta organizzata.
Pensate a quante volte, nelle loro conversazioni private, si saranno fatti delle gran risate a spese di tutto quel gran bailamme. Quante volte avranno commentato con un "Ma questi dove credono di andare?" o un "Lascia perdere, Franco, che stasera c'è il Milan in TV!".

Erano il contraltare perfetto alla seriosità imperante. Erano l'ancora di salvezza per chi, in mezzo a tutto quel rumore, sentiva il bisogno di un po' di normalità, di un po' di leggerezza. Erano, in un certo senso, i garanti della nostra umanità.
E allora, la prossima volta che sentite parlare dell'anno della contestazione, ricordatevi di loro. Di Don Franco e Don Ciccio. Perché, forse, dietro a tutta quella aria da "preti di paese", si nascondeva una saggezza antica. Una saggezza che ci dice che anche nel caos, c'è sempre spazio per una risata. E che a volte, un buon bicchiere di vino è più efficace di mille manifestazioni.
Immaginate Don Franco che, mentre fuori si sente uno slogan, si versa un altro goccio di vino e dice a Don Ciccio: "Beh, almeno da noi si mangia bene, no?". E Don Ciccio che annuisce vigorosamente, magari con una briciola di dolce sul colletto. Già, l'anno della contestazione. E loro, discretamente, a godersi la vita.

E credo che, in fondo, in questo loro modo di essere, ci sia una lezione importante. Una lezione di equilibrio, di buon senso e, soprattutto, di saper vivere. Forse dovremmo tutti riscoprire un po' del nostro "Don Franco" e del nostro "Don Ciccio" interiore. Soprattutto in questi tempi, dove a volte sembra che la tensione sia sempre alta.
Quindi, un brindisi a loro. Ai preti che sapevano fare la differenza, senza clamore, con un sorriso e una parola giusta. Un brindisi a Don Franco e Don Ciccio, gli eroi non celebrati dell'anno della contestazione!