
Ammettiamolo. Tutti conosciamo quella persona. Quella che sembra attrarre il caos. Quella a cui, se c'è una buccia di banana sul marciapiede, scivolerà sicuramente. A testa in giù.
Poi la guardi e pensi: ma come fa? Sembra quasi che il destino si diverta a prenderla in giro. La sua vita è un continuo slalom tra imprevisti e disastri. Un disastro annunciato, quasi.
Ma... e qui arriva la mia opinione impopolare: forse, e dico forse, è proprio lì, in quella caotica traiettoria, che si nasconde un disegno più grande.
Dio Scrive Dritto... No, Aspetta!
Perché, diciamocelo, la frase "Dio scrive dritto sulle righe storte" è bella, poetica, rassicurante. Ma è anche un po' una bugia, no?
A volte sembra più che Dio abbia esaurito l'inchiostro e stia usando uno stuzzicadenti. O forse sta sperimentando con il dripping, come Jackson Pollock.

Le linee sono tutt'altro che dritte. Sono zig-zag, curve a gomito, incidenti di percorso multipli.
La Bellezza del Percorso Sbagliato
E se invece fosse proprio quello il bello? Se quelle "righe storte" non fossero un errore, ma un percorso alternativo, più avventuroso, più... interessante?

Pensiamoci. Chi segue la linea retta arriva dritto alla meta, certo. Ma non vede niente. Non impara niente. Non si sporca le mani con il fango della vita.
Invece, chi vaga, chi si perde, chi inciampa, scopre sentieri nascosti, incontra personaggi bizzarri, impara a rialzarsi. Si fa un'esperienza vera.
E poi, diciamocelo, le persone che hanno avuto una vita "perfetta" sono un po' noiose. Hanno sempre la risposta pronta, il consiglio giusto, la soluzione ideale. Ma non hanno storie da raccontare. Non hanno cicatrici da mostrare.

Chi ha camminato sulle righe storte ha un bagaglio di aneddoti, di avventure, di disavventure che ti tengono incollato alla sedia. E, soprattutto, ha una prospettiva unica sulla vita.
Perché ha imparato che la vita non è un percorso lineare. È un labirinto. È un gioco a nascondino. È un ballo improvvisato sotto la pioggia.

E allora, forse, invece di lamentarci delle nostre "righe storte", dovremmo imparare ad abbracciarle. A farne tesoro. A riderci sopra.
Perché, alla fine, forse Dio non scrive dritto. Ma sicuramente scrive storie che vale la pena di leggere.
E magari, proprio quelle storie "storte" sono le più belle.