Differenza Tra Il Fu Mattia Pascal E Uno Nessuno Centomila

Avete mai sentito parlare di Mattia Pascal? O magari di Enrico Ibsen? No? Beh, forse vi state chiedendo cosa c'entrino questi nomi con una lettura che, diciamocelo, a volte può sembrare un po' "impegnativa". Eppure, fidatevi di me, quando parliamo di questi due personaggi, stiamo entrando nel cuore di due storie che, nonostante le differenze, ci fanno riflettere su chi siamo e chi vorremmo essere. Pensateci un attimo: quanti di noi, almeno una volta nella vita, hanno sognato di far sparire tutto e ricominciare da capo? Ecco, Mattia Pascal è quello che ci è riuscito. O quasi.

Il Fu Mattia Pascal è un po' come quel parente un po' sfigato ma simpatico che si ritrova in un guaio più grande di lui. Mattia è un uomo che si sente intrappolato. La sua vita è una noia mortale, fatta di un matrimonio che non va, un lavoro che non gli piace e una suocera... beh, lasciamo perdere la suocera. Un giorno, per puro caso, viene dichiarato morto! Immaginate la scena: siete vivi, ma per il mondo siete "fu". Invece di spaventarsi a morte (cosa che farebbe chiunque con un minimo di buon senso), Mattia ci vede l'opportunità d'oro. Svolta a destra, via il vecchio Mattia, ecco che nasce Adriano Meis! Un nome nuovo di zecca, una vita nuova, nessuna traccia del passato. Potrebbe essere il sogno di chiunque, no? Andare in giro, fare quello che ti pare, senza che nessuno ti rompa le scatole con le vecchie abitudini o le aspettative.

Ma qui sta il bello, e anche il comico, della storia di Pirandello. Essere nessuno è più difficile di quanto sembri! Adriano Meis si ritrova ad essere un fantasma nella sua stessa vita. Non può avere un lavoro vero, non può sposarsi, non può nemmeno denunciare un furto! È come se fosse sempre fuori dal gioco, a guardare il mondo che va avanti senza di lui. La libertà che tanto desiderava si trasforma in una gabbia dorata, fatta di solitudine e di un'incredibile voglia di essere di nuovo qualcuno, anche quello "vecchio" e "noioso" Mattia Pascal. Pensate a quanto è frustrante: hai tutto il tempo e la possibilità di fare quello che vuoi, ma ti manca l'essenziale: poter essere riconosciuto, poter avere dei legami veri.

E poi c'è Uno, nessuno e centomila. Qui non abbiamo un uomo che finge di essere morto. Qui abbiamo un uomo che si rende conto, all'improvviso, di non essere affatto quello che credeva di essere. Il protagonista, Vitangelo Moscarda, è un uomo che viveva felicemente nella sua convinzione di essere "uno", un'unica persona. Finché sua moglie, con una battuta innocente ma devastante, gli fa notare un piccolo difetto nel suo naso. Un dettaglio minuscolo, ma che apre una voragine nella sua mente. Perché se il suo naso è così, come lo vedono gli altri? E se gli altri lo vedono in modo diverso, allora chi è lui veramente?

Da quel momento, Vitangelo entra in una specie di vortice esistenziale. Inizia a osservare se stesso come se fosse un estraneo. Si rende conto che ogni persona che lo conosce ha una sua immagine di lui: uno è "Vitangelo I", un altro è "Vitangelo II", e così via. Il risultato? Si ritrova a essere "nessuno", frammentato in mille "centomila" versioni che non gli appartengono più. È un po' come guardarsi allo specchio e non riconoscersi più. Immaginate la confusione, il panico! Vitangelo diventa ossessionato da questa scoperta: cerca di liberarsi di tutte le "identità" che gli altri gli hanno cucito addosso. Si comporta in modi strani, dice cose inaspettate, tutto nel tentativo di capire qual è il vero sé, quello autentico.

Pirandello IL fu Mattia Pascal e Uno nessuno centomila by ginetta dessi
Pirandello IL fu Mattia Pascal e Uno nessuno centomila by ginetta dessi

La differenza principale, vedete, sta nel punto di partenza e nell'obiettivo. Mattia Pascal cerca di scappare da una vita che non gli piace, creando una nuova identità. La sua è una fuga verso l'esterno, un tentativo di cambiare il mondo intorno a lui per trovare la felicità. Ma scopre che il problema non è il mondo, ma come lui si vede e come si sente. Invece, Vitangelo Moscarda parte da una vita apparentemente normale, ma è la sua percezione di sé a essere messa in crisi. La sua è una lotta interiore, un tentativo di ritrovare un centro, un'identità che senta veramente sua, anche a costo di distruggere tutte le altre.

Il Fu Mattia Pascal ci fa ridere delle sue disavventure, ci fa provare compassione per la sua situazione assurda. È la storia di come cercare di essere liberi può portarci in situazioni ancora più complicate. È un monito, forse, a non dare per scontata la nostra "identità" ma anche a non cercare scorciatoie per sfuggire ai problemi. La vera libertà, forse, sta nell'accettarsi con i nostri difetti e le nostre complessità.

Il fu Mattia Pascal [audiolibro] – Liber Liber
Il fu Mattia Pascal [audiolibro] – Liber Liber

Uno, nessuno e centomila, invece, ci spinge a riflettere su come siamo percepiti dagli altri e quanto questo influenzi il nostro modo di vederci. Ci fa capire che la nostra identità non è un blocco unico e immutabile, ma qualcosa di fluido, che cambia a seconda di chi ci guarda. È una storia che ci invita a un'introspezione profonda, a interrogarci su chi siamo veramente al di là degli sguardi e delle opinioni altrui. Vitangelo alla fine arriva a una sorta di liberazione, ma è una liberazione che passa per la distruzione di sé, per un'accettazione del fluire continuo dell'esistenza.

Quindi, se avete amato il coraggio (forse un po' folle) di Mattia Pascal nel voler cambiare tutto, o se siete rimasti affascinati dalle riflessioni profonde di Vitangelo Moscarda, sappiate che avete messo piede nel mondo meraviglioso e un po' stravagante di Luigi Pirandello. Due storie diverse, ma entrambe con un filo conduttore potente: la nostra perenne ricerca di chi siamo in un mondo che ci vuole sempre definire. E questa, amici miei, è una ricerca che non finirà mai, ma che rende la vita, e la lettura, infinitamente interessante.