Allora, gente, mettiamoci comodi con una bella tazza di caffè (o, se preferite, un piattino di latte, ma non ditelo al vostro gatto!). Oggi parliamo di un mistero universale, un enigma che ha afflitto l'umanità fin da quando abbiamo scoperto che i felini sono essenzialmente dei piccoli tiranni pelosi che vivono tra noi: "Di che razza è il mio gatto?"
Avete presente quella sensazione? Guardate il vostro micione che sonnecchia beatamente, con la sua posa da filosofo esistenzialista o, più probabilmente, da re Mida che ha appena conquistato il divano. E vi chiedete: "Ma questo chi è? Un discendente diretto dei leoni dell'Atlante? Un incrocio tra un procione e una nuvola?"
La verità, amici miei, è che la maggior parte dei nostri adorabili compagni di vita non sono delle "razze" nel senso più puro del termine. Sono dei magnifici miscugli, delle creazioni artistiche della natura e, diciamocelo, un po' anche della fortuna genetica. Sono i "gatti di casa", o come li chiamano gli esperti (quelli con camici immacolati e occhiali spessi, che probabilmente hanno più domande dei proprietari): Domestic Shorthair o Domestic Longhair. Fantasia, eh? Un nome che promette un viaggio esotico e invece ti ritrovi con un'etichetta che dice "fatto in casa, con amore e un po' di tutto".
Il fascino del "misto"
Ma non lasciatevi ingannare dal nome poco altisonante! Questi gatti sono delle vere e proprie opere d'arte. Hanno la varietà di colori di un arcobaleno dopo una pioggia di vernice. Ci sono quelli tigrati, che sembrano usciti direttamente da un safari tascabile. Quelli completamente neri, che sono maestri indiscussi nell'arte del "scomparire nel nulla" per poi riapparire dal nulla come fantasmi pelosi, giusto in tempo per chiederti la pappa.
Poi ci sono i bianchi, così candidi che ti chiedi se non siano stati lavati in un detersivo speciale per gatti super-intelligenti. E quelli rossi, i famigerati "fuocosi", che spesso sono associati a un carattere vivace (leggi: dispettoso) e a una buona dose di sfacciataggine. Dicono che i gatti rossi siano gli unici a cui è permesso di rubare la tua sedia appena ti alzi per andare in bagno. È una legge non scritta, credo.
E che dire dei gatti tricolore, le famose "tartarugate"? Quelle sono un vero spettacolo! Un capolavoro di macchie e chiazze che ti fa pensare che qualcuno abbia letteralmente fatto cadere una borsa di caramelle colorate sul loro pelo. E la cosa più divertente? Le tartarugate sono quasi sempre femmine. Un altro mistero della scienza felina, che mi fa immaginare un team di scienziati che si scervella su questo mentre i gatti si fanno le unghie sul loro prezioso equipaggiamento.
E i "puri sangue"?
Ora, non voglio demonizzare le razze pure. Certo, ci sono i Persiani con la loro faccia schiacciata che sembra che abbiano appena preso un pugno (di amore, s'intende!), i Siamensi con i loro occhi blu penetranti e le loro vocine che sembrano dire "Miao! Dove sono le mie crocchette, umano? E fai in fretta!". E i Maine Coon, questi giganti gentili che ti fanno dimenticare che stai vivendo con un gatto e non con un piccolo orsetto lavatore.
Ma parliamoci chiaro, per avere un gatto di razza pura devi essere preparato. Preparato a domande tipo: "Ma è un Abissino? O un Bengala?" E tu, con l'ansia che ti sale, rispondi: "Ehm, è un gatto. Molto carino. Ha le orecchie." La maggior parte delle persone normali, noi gente comune che ama i gatti, non ha idea della genealogia di Fufi. E va benissimo così!

Anzi, spesso i gatti di razza pura sono un po' più... fragili. Hanno bisogno di cure speciali, di alimenti specifici, e a volte sembrano più preoccupati della loro immagine da copertina che di cacciare un moscerino. I nostri "misti", invece, sono come i supereroi della porta accanto: resistenti, adattabili e con un cuore d'oro (anche se a volte lo nascondono sotto una montagna di indifferenza strategica).
Ma allora come faccio a scoprirlo?
Allora, se proprio sei curioso, puoi provare a cercare delle somiglianze. Il tuo gatto ha il pelo lungo e fluente come una cascata d'oro? Magari ha un antenato Persiano nella sua discendenza che si annoiava nel suo palazzo di seta. Ha le orecchie a punta e un corpo snello e muscoloso? Potrebbe esserci un po' di sangue Orientale che scorre nelle sue vene, pronto a saltare sul mobile più alto in un attimo.
Ha un pelo a macchie tipo leopardo? Beh, potrebbe essere un lontano cugino di un Bengala che è scappato da uno zoo per vivere una vita più tranquilla (e piena di grattini sul pancino). Ma attenzione, questa è pura speculazione da bar, da conversazione con gli amici davanti a una birra (o una ciotola di latte, di nuovo).

La cosa più divertente è quando qualcuno ti dice con aria di superiorità: "Il mio è un Sacro di Birmania." E tu, con un sorriso enigmatico, rispondi: "Ah sì? Il mio invece è un 'Sacro del Divano', con master in sonnellini strategici e dottorato in richieste di carezze a comando." Nessuno può competere con la nostra umiltà e la nostra capacità di apprezzare l'unicità dei nostri "gatti qualunque".
Alcuni cercano anche di fare dei test del DNA. Li immagino in laboratorio, con il vostro micione che sbadiglia sul bancone, mentre un tecnico con una pipetta cerca di raccogliere una goccia di saliva. Ti consegnano poi un foglio con grafici complicati e percentuali che dicono cose tipo: "15% Maine Coon, 10% Siamese, 75%... pura idiozia felina." Ok, forse l'ultima parte non c'è, ma a volte è quello che si percepisce, no?
Il vero mistero: il loro amore (a modo loro)
Alla fine, la domanda "Di che razza è il mio gatto?" è un po' come chiedere "Di che colore è il mio amore?". È un misto di profondo affetto, di pazienza infinita, di notti insonni (quando si sentono in dovere di esplorare la casa alle 3 del mattino, facendo rumore come una mandria di bufali) e di momenti di tenerezza pura che ti fanno sciogliere il cuore.

La razza, amici miei, è quella che decidete voi. È il vostro gatto di casa, il vostro compagno fedele, il vostro piccolo tiranno peloso che vi ha scelto (probabilmente perché avete il miglior cibo e il divano più comodo). È il gatto che vi riempie la vita di gioia, di peli sui vestiti (un accessorio di moda, diciamocelo) e di un amore incondizionato (anche se a volte preferirebbe una scatola vuota a qualsiasi giocattolo costoso).
Quindi, la prossima volta che guardate il vostro magnifico esemplare di "Misto Indefinito Ma Adorabile", ricordatevi questo: non è importante la sua genealogia, ma il suo cuore. E se vi chiede cibo con quello sguardo da predatore affamato, sappiate che anche un leone di razza pura farebbe lo stesso. Anzi, probabilmente farebbe anche di peggio.
Ora, se mi scusate, il mio gatto mi sta guardando. E quell'espressione nel suo sguardo dice chiaramente: "Humano, la tua tazza di caffè sembra squisita. Forse potrei dare una piccola, infinitesimale, fondamentale sbirciatina...". E sapete cosa? Vincerà ancora una volta. Perché è questo che fanno i gatti. Indipendentemente dalla loro razza.