David Di Donatello Per Il Miglior Attore Protagonista

Allora, parliamoci chiaro. La vita è piena di misteri. Tipo, perché la pizza è sempre meglio il giorno dopo? O come fa il telecomando a sparire magicamente quando ne hai più bisogno? E poi c'è questo: il David di Donatello per il Miglior Attore Protagonista.

Immaginate la scena. Una sala elegante, vestiti scintillanti, champagne che scorre a fiumi. Tutti lì, con il fiato sospeso, in attesa di sapere chi si porterà a casa la statuetta d'oro. Un momento di altissima tensione cinematografica, o almeno così dovrebbe essere. Poi ti ricordi che stai parlando di premi. E i premi, diciamocelo, a volte hanno un gusto un po'… particolare.

Ora, non fraintendetemi. Amo il cinema italiano. Adoro i nostri attori. Ci regalano emozioni, ci fanno ridere, piangere, sognare. Ma ogni tanto, guardando la lista dei vincitori del David per il Miglior Attore Protagonista, mi sorge un dubbio amletico. Un dubbio che sa un po' di popcorn bruciato e di film che non mi aspettavo proprio in lizza.

C'è quella magia nel cinema, no? Quel momento in cui un attore ti entra dentro, ti tocca le corde più profonde. E tu pensi: "Ecco. Questo è il premio. Questo è quello che voglio vedere premiato". Poi esce fuori il nome, e ti ritrovi a fare i conti con un'altra realtà. Una realtà dove magari l'attore che ti ha fatto innamorare del film non è nemmeno stato candidato. O peggio, ha vinto qualcun altro. E tu ti chiedi: "Ma siamo sicuri che abbiamo visto lo stesso film?".

È come quando ordini una pizza margherita e ti arriva una pizza con l'ananas. Non è che non sia buona, eh. Anzi, magari l'ananas ci sta pure. Ma non era quella la margherita che volevi. Non era quella l'idea che avevi in testa. E così è per il David per il Miglior Attore Protagonista. A volte, la scelta dei giurati mi sembra un po' un'ananas sulla margherita. Un tocco inaspettato, a volte persino sorprendente, ma non sempre quello che il cuore del cinefilo medio (che sarei io, diciamocelo) desiderava.

David di Donatello per il miglior attore protagonista a Michele Riondino
David di Donatello per il miglior attore protagonista a Michele Riondino

Pensateci. Quante volte abbiamo applaudito a un attore per una performance incredibile, per un'interpretazione che ci ha lasciato senza fiato, e poi abbiamo visto il premio andare altrove? Magari a un film più impegnato. O a un attore che ha fatto un buon lavoro, per carità, ma senza quel guizzo, senza quell'anima che ti fa dire "Wow!".

È una questione di gusti, certo. Ma a volte i gusti dei giurati mi sembrano lontani anni luce dai gusti del pubblico. È come se si riunissero in una stanza segreta, mangiando tartine al caviale, decidendo chi merita la gloria. Mentre noi, fuori, siamo ancora lì a cercare di capire perché quel film di nicchia, con tre spettatori in sala, ha portato a casa il premio più importante.

David di Donatello: tutti i vincitori del miglior attore non
David di Donatello: tutti i vincitori del miglior attore non

E poi c'è la categoria "Miglior Attore Protagonista". Un nome altisonante, un premio ambito. Ci si aspetta il top del top. Il diamante grezzo trasformato in una gemma scintillante. Invece, a volte, ti ritrovi con un sassolino lucido. Bello, per carità, ma pur sempre un sassolino.

Ma la cosa più divertente, o forse più frustrante, è quando ci sono due o tre attori che fanno un lavoro stratosferico in film diversi, e tu dici: "Ok, uno di questi due vincerà di sicuro!". E poi, zac, spunta fuori il terzo incomodo. Quello che magari hai visto poco, o che non ti ha convinto fino in fondo. E ti chiedi: "Ma cosa hanno visto loro che io non ho visto?". È un po' come giocare a Monopoli e avere tutte le proprietà, ma poi la banca ti chiede di pagare una tassa imprevista e finisci in bancarotta. Un colpo di scena che ti lascia perplesso.

Dobbiamo ammettere che il cinema italiano ha una ricchezza di talenti incredibile. Ci sono attori che potrebbero vincere premi ogni anno, per la loro versatilità, per la loro capacità di trasformarsi. E poi vedi che il David va a qualcuno che ha fatto… beh, un altro ruolo. Un ruolo che non ti è rimasto impresso. Ed è lì che ti viene voglia di urlare: "Ma stiamo scherzando?".

Tutti i vincitori dei David di Donatello 2023 | Artribune
Tutti i vincitori dei David di Donatello 2023 | Artribune

Forse dovrei prendere questi premi con più leggerezza. Forse dovrei godermi lo spettacolo, la festa, senza troppi pensieri. Ma io sono fatto così. Quando vedo un film che mi colpisce, un attore che mi rapisce, mi aspetto che il mondo del cinema se ne accorga. Che lo celebri. Che gli dia il giusto riconoscimento.

E il David di Donatello per il Miglior Attore Protagonista dovrebbe essere proprio questo: il sigillo della grandezza. La medaglia al valore cinematografico. Invece, a volte, sembra più una medaglia di partecipazione. Una di quelle che ti danno all'asilo quando hai colorato fuori dai bordi.

Elio Germano miglior attore protagonista: con il suo ‘Berlinguer’ vince
Elio Germano miglior attore protagonista: con il suo ‘Berlinguer’ vince

Ma non temete, non sono qui per fare la solita critica distruttiva. Sono qui per sorridere insieme. Per condividere questa leggera perplessità che ci accompagna ogni anno, davanti alla cerimonia. Perché alla fine, l'importante è il film che ci rimane dentro, l'emozione che ci regala un attore. Indipendentemente da quale statuetta d'oro finisce nelle sue mani.

Magari il prossimo anno, il David andrà proprio a quell'attore che mi ha fatto battere il cuore. Magari sarà quella la "mia" margherita, senza ananas. O magari no. E in quel caso, ci ritroveremo qui, a sorridere, pensando a quanto sia imprevedibile il meraviglioso mondo del cinema e dei suoi premi. E a quanto sia bello, anche così, amare i nostri attori e le loro storie.

Perché, in fondo, un bravo attore riesce a vincere il nostro cuore anche senza un David in bacheca. E quella, signori, è la vittoria più grande. Quella che dura per sempre. O almeno, fino alla prossima margherita con l'ananas. E anche quella, a volte, non è poi così male.