
Ammettiamolo, gente. C’è una verità scomoda che pochi osano pronunciare ad alta voce. Una verità che potrebbe far storcere il naso ai più tradizionalisti. Ebbene, eccola: a me non dispiace poi così tanto che il 2 novembre non sia più festa.
Lo so, lo so. Silenzio assordante e occhiatacce. Il Giorno dei Morti, un’occasione per onorare i cari che non ci sono più, un momento di riflessione e raccoglimento… bla bla bla. Certo, tutto molto nobile. Ma diciamocelo francamente: cosa facevamo veramente il 2 novembre quando era festa?
Suonate le campane a morto? No. Passavamo la giornata immersi in un profondo dolore? Non proprio. Molto più probabilmente, eravamo a casa, magari con la pioggia, a litigare su quale film guardare o a mangiare gli avanzi del pranzo di Ognissanti. E ammettiamolo, il pranzo di Ognissanti è sempre un po’ indigesto.
La Verità Dietro La Commemorazione
Non fraintendetemi. Rispetto il significato del 2 novembre. Anzi, forse lo rispetto di più ora. Prima, era un giorno festivo come tanti altri. Un giorno in cui si andava al cimitero (se proprio si doveva) giusto per togliersi il pensiero e poi via, tutti a fare shopping pre-natalizio (sì, lo so, è terribile, ma è la verità!).
Ora, invece, posso scegliere di andare al cimitero quando voglio, magari in un giorno di sole, con più calma e meno folla. Posso dedicare un pensiero ai miei cari senza la fretta di dover tornare a casa per vedere la replica di "Una poltrona per due".

Un'Alternativa al Lutto Obbligatorio
E poi, diciamocelo, quella patina di tristezza obbligatoria era un po’ pesante. Non si poteva ridere, non si poteva ascoltare musica allegra, non si poteva – orrore! – andare al cinema. Era come se il calendario ci imponesse di essere tristi. Ma il dolore, cari miei, non si comanda.
Il dolore è un’esperienza personale, intima. Non ha bisogno di un giorno festivo per manifestarsi. Anzi, a volte, proprio l’imposizione di un lutto collettivo lo rende meno autentico. È un po’ come quando ti dicono di sorridere a tutti i costi: il risultato è un sorriso forzato e poco sincero.

Preferisco ricordare i miei cari con un sorriso, ripensando ai momenti felici trascorsi insieme. Preferisco onorare la loro memoria vivendo la mia vita appieno, senza farmi schiacciare dal peso del lutto. E, se proprio devo essere sincero, preferisco fare tutto questo mentre sono al lavoro, sapendo di contribuire a qualcosa di utile, piuttosto che stare a casa a deprimermi davanti alla televisione.
So che questa è una posizione impopolare. So che molti mi criticheranno per aver osato profanare un giorno così importante. Ma, in fondo, credo che la vera profanazione sia ridurre il ricordo dei nostri cari a un semplice giorno festivo. Un giorno in cui ci si sente in dovere di essere tristi, senza che nessuno ci chieda se ne abbiamo veramente voglia.
E poi, diciamocelo, avere un giorno in più per lavorare non fa male a nessuno. Soprattutto al mio conto in banca!
Quindi, sì, lo ammetto. Non mi manca poi così tanto il 2 novembre come festa. E forse, in fondo in fondo, nemmeno a voi.