
L'espressione "Cosi Nel Mio Parlar Voglio Esser Aspro", tratta dal canto XXXII dell'Inferno di Dante Alighieri, si riferisce a una precisa scelta stilistica e contenutistica: quella di utilizzare un linguaggio duro, aspro, e talvolta crudele, per rappresentare una realtà altrettanto dura e crudele. Dante, in questo canto, si appresta a descrivere le anime dei traditori conficcate nel ghiaccio del Cocito, e sente la necessità di un linguaggio che sia all'altezza della terribilità della scena.
Che cos'è "Cosi Nel Mio Parlar Voglio Esser Aspro"?
L'asprezza, in questo contesto, non è solo una questione di lessico. Coinvolge la sintassi, il ritmo, e persino le figure retoriche utilizzate. Dante abbandona la musicalità e l'eleganza che caratterizzano altri passaggi della Divina Commedia, a favore di un registro più diretto, violento, e a volte persino sgradevole. L'obiettivo è quello di colpire il lettore, di scuoterlo dalla sua indifferenza, e di farlo partecipare all'orrore e al dolore che Dante sta vivendo.
Perché è importante?
La scelta di un linguaggio aspro ha un valore fondamentale per la comprensione dell'opera dantesca, e più in generale per lo studio della letteratura. Innanzitutto, dimostra la consapevolezza dello scrittore riguardo al potere del linguaggio, e alla sua capacità di plasmare la realtà. In secondo luogo, evidenzia la stretta relazione che esiste tra forma e contenuto: un contenuto particolarmente duro e traumatico richiede un linguaggio altrettanto duro e traumatico per essere reso efficacemente. Infine, ci invita a riflettere sulla funzione della letteratura, e sul suo ruolo di testimone e denuncia della sofferenza umana.
Come influisce sugli studenti?
Comprendere il significato di "Cosi Nel Mio Parlar Voglio Esser Aspro" aiuta gli studenti a sviluppare una maggiore sensibilità linguistica e una più profonda comprensione del testo letterario. In particolare:
Migliora la capacità di analisi testuale
Analizzando i passaggi in cui Dante utilizza un linguaggio aspro, gli studenti imparano a individuare le figure retoriche, le scelte lessicali, e le strategie narrative che contribuiscono a creare l'effetto desiderato. Questo li aiuta a sviluppare una maggiore capacità di analisi testuale e di interpretazione critica.

Promuove la riflessione critica
Il linguaggio aspro di Dante può suscitare negli studenti reazioni di disagio o addirittura di rifiuto. Questo è un'occasione preziosa per promuovere la riflessione critica sul ruolo della letteratura, sulla rappresentazione della violenza, e sui limiti dell'espressione artistica.
Sviluppa l'empatia
Pur nella sua durezza, il linguaggio di Dante è spesso animato da un profondo senso di compassione per le vittime della sofferenza umana. Studiando questi passaggi, gli studenti possono sviluppare una maggiore empatia verso gli altri e una maggiore consapevolezza delle proprie emozioni.

Applicazioni pratiche nella scuola e nella vita quotidiana
La comprensione del concetto di asprezza linguistica può avere applicazioni pratiche anche al di fuori dello studio della letteratura. Ad esempio:
- Nel dibattito: imparare a utilizzare un linguaggio forte ed efficace per esprimere le proprie opinioni, senza però cadere nella volgarità o nell'offesa.
- Nella scrittura: saper scegliere il registro linguistico più appropriato in base al contesto e al pubblico a cui ci si rivolge.
- Nella comunicazione interpersonale: sviluppare la capacità di esprimere le proprie emozioni in modo chiaro e diretto, senza però ferire gli altri.
Come afferma Gianfranco Contini, uno dei maggiori studiosi di Dante: "Il linguaggio di Dante è uno strumento duttile, capace di adattarsi alle diverse situazioni e di esprimere una gamma infinita di emozioni."
In conclusione, "Cosi Nel Mio Parlar Voglio Esser Aspro" rappresenta una scelta stilistica consapevole e significativa, che ha un valore fondamentale per la comprensione dell'opera dantesca e per lo sviluppo della sensibilità linguistica e della capacità di analisi critica degli studenti.