
Allora, diciamocelo. Ci sono delle frasi che ti si piantano in testa. Magari le senti per caso, magari sono parte di un film che hai visto mille volte. Fatto sta che poi ti girano per il cervello. Una di queste, per me, è una che dice un po' tutto. Una di quelle che quando la senti, ti viene da dire: "Ecco, esatto!".
Parlo di quel momento in cui senti un certo sussurro, un'ombra che si allunga. Un qualcosa che ti fa drizzare le antenne. E poi, puntuale come un orologio svizzero che è rimasto indietro di qualche anno, arriva la frase: "Corri, scappa, c'è il Nemesis!".
Ma chi è questo Nemesis, poi?
Già. Chi è? A volte sembra un personaggio uscito da un fumetto, uno di quelli cattivi che puntualmente ricompaiono, con un piano sempre più elaborato e un cappotto lungo. Altre volte, è qualcosa di più subdolo. Qualcosa che ti conosce meglio di te stesso. Magari è quella vocina che ti dice: "Ma sì, mangia quel dolce. Solo uno. Non ti farà male." E poi, boom. Ti ritrovi con una pancia che sembra un palloncino da festa.
Oppure è quella persona che, appena ti vede felice, trova il modo di rovinarti la giornata. Non per cattiveria pura, intendiamoci. Magari è solo un'invidia latente, un senso di competizione che non finisce mai. E tu, povero illuso, pensavi di aver raggiunto la serenità. Illusione, appunto.
Pensiamoci bene. Quante volte nella vita ci siamo ritrovati a fare esattamente la mossa sbagliata? Quante volte abbiamo pensato "No, questa volta è diverso!" e poi, puff, eravamo di nuovo al punto di partenza? È lì che entra in gioco il nostro caro, vecchio Nemesis.

Il Nemesis personale: un classico intramontabile
Il Nemesis, quello personale, è un artista. Sa come colpire nel segno. Non usa bombe o laser, ma parole. Parole dette al momento giusto, al tono giusto. Magari è un ex fidanzato/a che compare ogni volta che stai per iniziare una nuova relazione seria. Oppure è quel collega che, non importa quanto bene tu faccia il tuo lavoro, trova sempre un modo per sminuirlo. È come se avesse un radar per la tua autostima.
E la cosa più divertente, o forse triste a seconda dei punti di vista, è che spesso siamo noi stessi i nostri peggiori Nemesis. La nostra pigrizia, la nostra procrastinazione, la nostra incapacità di dire di no. Quante volte ci siamo detti: "Da domani inizio la dieta!" e il giorno dopo ci siamo ritrovati con un pacchetto di biscotti in mano? Ecco, quello è il nostro Nemesis interiore che ci prende in giro.
Ma torniamo alla frase. "Corri, scappa, c'è il Nemesis!". Questa frase non è solo un avvertimento. È un invito. Un invito a riconoscere quel pericolo, a non farsi fregare un'altra volta. È una specie di grido di battaglia, un "sveglia!" urlato nella giungla della vita quotidiana.

La vita è piena di Nemesis. Alcuni sono grandi e minacciosi. Altri sono piccoli e fastidiosi. Ma tutti ci mettono alla prova.
A volte il Nemesis è anche un'idea. Un'idea fissa che non riusciamo a scrollarci di dosso. Magari è il pensiero di quel lavoro che avremmo voluto fare, ma che non abbiamo mai avuto il coraggio di provare. O quella vacanza da sogno che abbiamo rimandato troppo a lungo. E ogni volta che ci pensiamo, ci sentiamo un po' più piccoli, un po' più sconfitti.
E poi c'è il Nemesis sociale. Quel gruppo di persone che, in qualche modo, riesce sempre a farti sentire fuori posto. Magari sono quelli che si vantano continuamente dei loro successi, mentre tu stai ancora cercando di capire come pagare le bollette. Oppure sono quelli che hanno sempre un'opinione su tutto, e la loro opinione è sempre contraria alla tua.

Come sopravvivere al Nemesis?
Allora, come si fa? Come si fa a sopravvivere a tutti questi Nemesis? Beh, la prima cosa, come dice la frase, è riconoscerli. È vederli arrivare. Non farsi cogliere impreparati. Se vedi quel collega arrivare con quell'espressione compiaciuta, prepara la tua miglior faccia da poker. Se senti quella vocina che ti sussurra "uno snack non fa male", rispondi a gran voce "NO!".
Poi, c'è l'arte della fuga. A volte, la miglior difesa è un buon attacco... ma un attacco strategicamente posizionato in un'altra direzione. Se il tuo Nemesis è una persona, impara a cambiare argomento, a trovare una scusa per allontanarti. Se il tuo Nemesis è un'abitudine, trova un'alternativa. Invece di mangiare quel dolce, vai a fare una passeggiata. Invece di procrastinare, inizia con cinque minuti. Cinque minuti sono meglio di zero.
E poi, diciamocelo, un po' di sana autoironia aiuta. Ridere di noi stessi, delle nostre cadute, dei nostri incontri ravvicinati con il Nemesis. È come se, ridendoci su, gli togliessimo un po' del suo potere. Lo rendiamo meno spaventoso, meno invincibile.

La vita è un po' come una serie televisiva. Ci sono i momenti di gloria, ci sono i colpi di scena, e ci sono, immancabilmente, i Nemesis. Sono quelli che rendono la trama interessante, quelli che ci costringono a metterci in gioco. Senza di loro, sarebbe tutto troppo facile, troppo noioso.
Quindi, la prossima volta che senti quella sensazione strana, quel presentimento che qualcosa non va. Quando vedi quell'ombra allungarsi, o senti quella vocina che ti sussurra all'orecchio, ricorda la frase. "Corri, scappa, c'è il Nemesis!". Ma corri con un sorriso, scappa con un piano, e affronta il tuo Nemesis con la consapevolezza che, in fondo, anche lui fa parte di questo meraviglioso, complicato gioco che chiamiamo vita.
Magari un giorno, quando il nostro Nemesis sarà finalmente sconfitto (o forse solo momentaneamente messo a tacere), potremo dire: "Ce l'abbiamo fatta!". E sarà una vittoria dolce, dolcissima. Anche più di quel famoso dolce che il nostro Nemesis ci aveva tentato di far mangiare.