
Allora, parliamo di questa cosa dei Testimoni di Geova. Non è che voglio fare il saccente o il predicatore della domenica – giuro, la mia predica più lunga riguarda il perché i calzini spaiati finiscano sempre in lavatrice, un mistero degno delle piramidi egizie. Ma ultimamente, mi sono imbattuto in un argomento che mi ha fatto pensare: il loro famoso Corpo Direttivo.
Immaginate un po'. Voi siete lì, tranquilli sul divano, con una tazza di caffè fumante che profuma di… beh, di “lunedì mattina, speriamo passi in fretta”. E all’improvviso, vi viene in mente questo nome, “Corpo Direttivo dei Testimoni di Geova”. Che vi suona tipo… un po’ come il consiglio di amministrazione di un’azienda che produce qualcosa di super segreto, tipo la formula della felicità o il modo per far sparire la suocera in modo permanente (ops, forse sto divagando troppo!).
Ma diciamocelo, è una cosa che incuriosisce, no? Chi sono questi “direttivi”? Cosa fanno tutto il giorno? Sono tipo i supereroi della fede, che con un colpo di spillo della verità raddrizzano il mondo? O magari hanno una riunione settimanale dove decidono se il colore del mese sarà il blu elettrico o un bel rosso ciliegia per le loro pubblicazioni?
Pensateci un attimo. Ogni volta che vedete un loro opuscolo ben piegato, o sentite parlare di qualche loro evento, c’è dietro questo gruppo. È come il cervello della banda, la centrale operativa, il regista dietro le quinte di un grande spettacolo. Solo che al posto di luci stroboscopiche e ballerini, ci sono… beh, argomenti di fede e interpretazioni delle Scritture. Che, diciamocelo, a volte possono essere più complicati di un manuale di istruzioni di un mobile IKEA assemblato di notte.
Ora, non mi fraintendete. Non è che mi metta a studiare trattati teologici nel tempo libero – il mio tempo libero è più spesso occupato a cercare il telecomando scomparso o a convincermi che quel muffin mezzo mangiato sia in realtà un regalo del destino. Ma l’idea di un gruppo di persone che, con un coordinamento incredibile, gestisce un movimento religioso a livello mondiale, mi fa pensare.
È un po’ come immaginare il team che gestisce, non so, una catena di pizzerie globali. Ci sono quelli che pensano alle ricette, quelli che pensano ai cartelloni pubblicitari, quelli che si assicurano che la mozzarella sia sempre fresca. Ecco, il Corpo Direttivo, immagino, fa qualcosa di simile, ma con tutt’altri ingredienti.
Ma chi sono ‘sti Direttivi, dunque?
Diciamocelo, l’immagine che ci viene in mente potrebbe essere quella di vecchi saggi con la barba bianca seduti su troni di nuvole. Oppure, al contrario, un gruppo di impeccabili signori in giacca e cravatta, con un’espressione seria e un po’ austera, come se stessero per annunciare l’aumento del prezzo della benzina.

La realtà, per quanto ne so io, è che sono uomini – uomini scelti, con una profonda conoscenza della Bibbia e un impegno a guidare la congregazione. Non sono santi, non sono angeli che svolazzano con l’aureola (almeno, non nelle mie fantasie). Sono persone. Persone che, immagino, affrontano le loro sfide quotidiane come chiunque altro. Magari anche loro si chiedono se hanno lasciato il gas acceso prima di uscire di casa, o se hanno risposto in modo appropriato a quel messaggio un po’ criptico sul cellulare.
È facile pensare che abbiano risposte pronte per tutto. Ma la vita, anche quella religiosa, è piena di sfumature. È come quando stai cercando di montare una mensola e ti accorgi che manca un tassello. Ecco, immagino che anche loro, di fronte a questioni complesse, debbano mettersi lì, a ragionare, a studiare, a cercare il modo migliore per guidare, sempre secondo la loro interpretazione delle Scritture.
Non c’è una sorta di “consiglio supremo” che si riunisce a porte chiuse con uno specchio magico che dice “Oh, potente Corpo Direttivo, qual è la verità di oggi?”. No, immagino sia un lavoro più umano, più fatto di discussioni, di ricerca, di confronto. Diciamo un po’ come quando voi e i vostri amici cercate di decidere dove andare a cena. Ci sono opinioni diverse, proposte, magari qualche piccolo dibattito, finché non si arriva a una conclusione (anche se a volte la conclusione è “ordinare la pizza”).
Il loro ruolo: Un po’ come il navigatore di un’astronave
Pensate al Corpo Direttivo come ai piloti di un’astronave. Non sono loro a costruire l’astronave, non sono loro a fare il carburante, ma sono loro che decidono la rotta. Dicono: “Ok, puntiamo verso la Terra promessa, navigando tra le stelle della comprensione biblica”. E lo fanno con la responsabilità di non far schiantare l’astronave su qualche asteroide di “interpretazioni sbagliate”.
È un ruolo di guida spirituale. Si occupano di interpretare le Scritture, di fornire istruzioni su come vivere secondo i principi biblici, e di assicurarsi che la congregazione sia unita e “sulla retta via”, per usare un’espressione che mi ricorda mia nonna quando mi diceva di non andare in giro con i piedi scalzi per non prendere freddo.

Cosa significa “interpretare le Scritture”? Beh, immaginate che la Bibbia sia un libro di ricette antichissimo, con ingredienti che oggi non usiamo più e istruzioni a volte un po’ vaghe. Il Corpo Direttivo, per così dire, è come il team di chef che studia queste ricette e le adatta ai tempi moderni, spiegando come fare la “torta della salvezza” o il “brodo della giustizia”. E lo fanno in modo che tutti possano capire, o almeno ci provano.
È un lavoro che richiede dedizione. Non penso che si sveglino ogni mattina dicendo: “Che bella giornata per decidere la prossima dottrina!”. Immagino sia un impegno costante, fatto di studio, di preghiera (immagino) e di tante riunioni. Immaginate quante idee devono confrontare, quante domande devono porsi.
Pensate a quando state organizzando una festa di compleanno. Dovete scegliere il tema, la torta, gli invitati, la musica… E questo è solo per una festa! Loro, invece, devono pensare alla “festa” della vita eterna per milioni di persone. Capite la differenza? È un lavoro di responsabilità enorme.
Come comunicano le loro “direttive”?
Ecco, questa è la parte che arriva a noi, diciamo. Come fanno a farci sapere quello che hanno deciso? Beh, non mandano un SMS a tutti, spero! Hanno i loro canali, le loro pubblicazioni. Quella rivista che a volte trovate nella casella della posta, o che vi viene offerta per strada con un sorriso gentile, quella è una delle loro principali vie di comunicazione.
È come se avessero la loro “redazione centrale”. Lì si scrivono gli articoli, si impaginano le riviste, si preparano i discorsi. È un lavoro di comunicazione capillare. Pensate a quando un’azienda lancia un nuovo prodotto: ci sono i comunicati stampa, gli spot in TV, le campagne sui social. Il Corpo Direttivo fa qualcosa di simile, ma con un obiettivo diverso: diffondere la loro comprensione della fede.

E poi ci sono le riunioni. Quelle che si tengono regolarmente nelle loro Sale del Regno. Immaginatele come dei corsi di aggiornamento, ma spirituali. Il Corpo Direttivo prepara il materiale, i relatori lo espongono, e tutti ascoltano. È un po’ come andare a un convegno, ma invece di parlare di marketing o di tecnologia, si parla di come essere persone migliori, più fedeli, più… Testimoni di Geova.
Non è che ti dicono: “Da oggi, tutti devono indossare scarpe rosse il martedì”. No, è più un approccio che riguarda principi, comportamenti, modi di vivere. È come se ti dessero una bussola, e ti dicessero: “Ecco la direzione. Poi sta a te navigare”. E la loro bussola, ovviamente, punta sempre verso la loro interpretazione della Bibbia.
È importante ricordare che questo non è un sistema piramidale nel senso negativo del termine. Non c’è un capo supremo che si arricchisce. È un sistema organizzativo, pensato per diffondere un messaggio e per mantenere unita una comunità.
L’impatto sulla vita quotidiana
Ma tutto questo, vi chiederete, cosa c’entra con me, che magari non ho mai sentito parlare di questo Corpo Direttivo fino a cinque minuti fa? C’entra, perché è un esempio di come funziona l’organizzazione di una comunità di fede.
Pensateci. In ogni gruppo, in ogni associazione, c’è qualcuno che prende decisioni, che dà indicazioni. Che sia il capo del vostro ufficio, il presidente del vostro club di scacchi, o il coordinatore delle attività del doposcuola dei vostri figli, c’è sempre una figura o un gruppo che guida.

Il Corpo Direttivo dei Testimoni di Geova è semplicemente questo: la struttura decisionale di un grande movimento religioso. È un modo per assicurare che le loro credenze vengano trasmesse, che la loro comunità rimanga coesa e che le loro attività si svolgano in modo organizzato.
È un po’ come la ricetta della torta della nonna. C’è una nonna (il Corpo Direttivo) che ha la ricetta perfetta, che la tramanda alle figlie (i capi delle congregazioni locali), che poi la insegnano alle nipoti (noi, semplici fedeli). E se un ingrediente manca, o se la torta non viene perfetta, si torna alla ricetta originale per capire cosa è successo.
Quindi, la prossima volta che vedete un Testimone di Geova, o che vi capita per le mani una delle loro riviste, pensate un attimo a questo gruppo di persone. Non è una setta misteriosa che vive in una grotta. Sono uomini che si dedicano a guidare la loro comunità, con il loro modo di interpretare la Bibbia e di organizzare le loro attività.
E chi lo sa, magari un giorno, mentre state facendo la spesa e vi ritrovate a scegliere tra due marche di biscotti che sembrano uguali, penserete: “Chissà se anche il Corpo Direttivo discute così tanto su quale marca di carta da stampa usare?”. Un pensiero leggero, una piccola riflessione, mentre la vita scorre, con le sue domande, le sue certezze e i suoi misteri, come quelli dei calzini spaiati.
Alla fine, siamo tutti esseri umani, che crediamo in cose diverse, che organizziamo le nostre vite in modi diversi. E il Corpo Direttivo dei Testimoni di Geova è solo un pezzettino di questo grande, strano e meraviglioso mosaico che è l’umanità. E questo, secondo me, è già qualcosa su cui sorridere e annuire.