
Allora, parliamoci chiaro. Tutti amano Padre Pio. È l'icona barbuta, i guanti, le stigmate… un santo che fa scena. Ma, diciamocelo sottovoce, la Coroncina al Sacro Cuore di Gesù che gli attribuiscono… è un po’ come la carbonara vegana: suscita qualche dubbio.
Non fraintendermi. La devozione al Sacro Cuore è bellissima. Sentimenti a gogò, fiamme, cuori trafitti… molto melodrammatico, e chi non ama un po’ di drama nella vita? Ma quella specifica coroncina… boh.
Forse sono io, forse sono le mie vibes zen (e un po' ciniche, lo ammetto). Ma quando vedo una persona recitarla con fare contrito, mi viene sempre in mente la scena di un film dove qualcuno, per fare colpo, finge di capire di vini pregiati. Annuisce, fa una smorfia… e poi butta giù il contenuto come se fosse gazzosa.
Ma cos'è 'sta Coroncina, poi?
Ok, ok, per chi non la conosce: è una preghiera, ovviamente. Una sfilza di Gloria al Padre, Ave Maria, e altre formule che suonano antiche come un reperto archeologico. Perfetta per chi ama il vintage spirituale, insomma.
Il punto è: la usiamo davvero?
Ed è qui che sorge il mio dubbio amletico. Quanti di noi la recitano davvero, sentendola dentro? Quanti la snocciolano meccanicamente, come fossero esercizi di dizione per aspiranti doppiatori?

Capisco, eh. La routine rassicura. Dire le stesse parole, sperare che facciano il loro dovere… un po’ come quando premi il tasto "snooze" sulla sveglia pensando che ti regali altri dieci minuti di sonno ristoratore. (Spoiler: di solito ti lascia solo più intontito).
E poi c'è la questione dell'origine. Attribuire tutto a Padre Pio fa sempre un certo effetto. Funziona come il bollino "approvato da" sulle pentole antiaderenti. Ti fa sentire un po' più tranquillo, un po' più "a posto" con la coscienza.
Però… non è che stiamo usando Padre Pio come un brand? Come la griffe su una borsa tarocca?

“Ma è una preghiera potentissima!” – urlerà qualcuno, indignato.
Certo, certo. Nessuno mette in dubbio la potenza della preghiera. Ma forse, dico forse, a volte dovremmo concentrarci meno sulla formula e più sul contenuto. Meno sulla ripetizione e più sulla riflessione.

Magari, anziché recitare la Coroncina a memoria, potremmo prenderci cinque minuti per ringraziare per le piccole cose. Per il caffè caldo al mattino, per un sorriso inaspettato, per la connessione Wi-Fi che funziona (miracolo!).
Insomma, non sto dicendo che la Coroncina sia inutile. Sto solo suggerendo che, forse, un po' di onestà intellettuale non guasta. E che, magari, Padre Pio stesso preferirebbe vederci impegnati in un atto di gentilezza piuttosto che a snocciolare preghiere come fossero noccioline. (Con tutto il rispetto per le noccioline, sia chiaro).
Un'ultima cosa: se la Coroncina vi aiuta davvero, se vi porta pace e conforto, continuate pure. Chi sono io per giudicare? Semplicemente, volevo sollevare la questione. Forse perché, in fondo, anch'io vorrei trovare una scorciatoia per la santità. Ma temo che, come per la carbonara vegana, la strada sia un po' più tortuosa.