
Avete mai guardato l'ostia durante la messa e pensato: "Ma che cos'è sta roba? E come la fanno?" Io sì. Ammetto che, forse, è un pensiero un po' blasfemo, ma la curiosità è una brutta bestia, no?
Ok, partiamo dall'inizio. L'ostia. Questo dischetto bianco, sottile come un foglio di carta, che sembra uscito direttamente da una stampante 3D (ma molto, molto vintage). Si dice che rappresenti il corpo di Cristo. Impressionante, vero?
Ma torniamo al punto. Come diavolo la fanno? Non è che il panettiere sotto casa ne ha un sacco in magazzino, vero?
L'arte (e la scienza) della panificazione sacra
Beh, non proprio. Immaginatevi una ricetta semplicissima. Tipo, quelle che farebbero venire l'orticaria a Benedetta Parodi. Farina bianca. Acqua. Punto. Niente sale, niente lievito, niente olio extra vergine d'oliva. Quasi quasi mi viene voglia di provare a farle a casa.
La macchina infernale (o forse no)
Poi, questa pappetta viene cotta in una specie di... piastra. Non chiedetemi dettagli tecnici, non sono ingegnere! Ma immaginatevi una piastra per waffle, solo che al posto dei quadrati, ci sono dei dischi perfetti. Oppure, ancora meglio, pensate a quelle macchine per fare le crepes bretoni, ma in versione mini e sacra.

La cosa che mi fa più sorridere è che, probabilmente, dietro a questa "macchina infernale" (passatemi il termine!) c'è una suora. Immaginatevela: la mattina presto, accende la piastra, indossa il grembiule e via, a sfornare ostie a tutto spiano. Un'immagine quasi bucolica, no?
Poi, una volta cotte, le ostie vengono separate e tagliate. E qui, immagino, ci siano delle tecniche segretissime, tramandate di generazione in generazione. Magari usano una specie di taglierina laser super precisa, o forse... una formina per biscotti a forma di cerchio! Il mistero si infittisce.

E qui arriva la mia opinione impopolare. Ma non vi sembra un po' too much? Cioè, capisco il simbolismo, capisco la tradizione. Ma con tutti i problemi che ci sono nel mondo, non potremmo semplificare un po'? Magari usare del pane azzimo? O, perché no, delle patatine fritte? (Ok, forse ho esagerato).
L'ostia: un'opinione, un simbolo
Scherzi a parte, l'ostia rimane un simbolo potente, un elemento centrale della liturgia cattolica. E anche se, a volte, mi faccio prendere dalla curiosità e dalle domande un po' irriverenti, rispetto profondamente il suo significato.

Però, ammettiamolo, un po' di pepe in più non guasterebbe, no? Magari un pizzico di sale. O una spolverata di paprika. Sto scherzando, ovviamente! Ma la prossima volta che guarderete l'ostia, forse vi verrà in mente la suora con il grembiule, la piastra infernale e la mia opinione (un po') impopolare.
E magari, sorriderete. E forse, capirete che, in fondo, anche le cose più sacre possono essere guardate con un pizzico di ironia. Senza mancare di rispetto, ovviamente. Solo... con un sorriso.

E se qualcuno sa dove posso comprare una piastra per ostie... fatemi sapere! Magari ci faccio dei pancake.
Ps. Nessun panettiere è stato maltrattato durante la stesura di questo articolo. E le suore, spero, si faranno una risata. Un abbraccio a tutti i fedeli (e ai curiosi come me!).