
Avete mai sentito parlare della Nuova Zelanda? Quel posto incredibile laggiù, giù in fondo al mondo, pieno di pecore e paesaggi mozzafiato. Ma vi siete mai fermati a pensare: ma come si chiamano gli abitanti di questo paradiso? Eh, lo so, è una domanda che magari non vi è mai passata per la testa. E, diciamocelo, forse è una domanda che molti neozesiologi da poltrona tendono a ignorare. Ma io no. Io ci penso. Ci penso eccome!
E se vi dicessi che la risposta non è così scontata come si potrebbe pensare? Certo, la prima cosa che vi viene in mente è “Neo-Zelandesi”, giusto? Semplice, logico, impeccabile. Ma se io vi dicessi che questa è la risposta… un po’ troppo… normale? Che manca quel pizzico di pepe, quel gusto in più che rende una risposta davvero memorabile?
Io ho una mia teoria. Una teoria un po’ anticonformista, lo ammetto. Una di quelle teorie che probabilmente farà storcere il naso a molti puristi della geografia e della linguistica. Ma tant’è. La vita è troppo breve per non avere delle teorie interessanti, no? E soprattutto, la vita è troppo breve per non sorridere di fronte a delle etichette carine.
Dunque, bando alle ciance e arriviamo al dunque. Come si chiamano gli abitanti della Nuova Zelanda, secondo la mia modesta, ma fermissima, opinione? Io credo che dovremmo chiamarli… Kiwi-gnoli!
Sì, avete capito bene. Kiwi-gnoli. Perché diciamocelo, il kiwi è l’animale simbolo della Nuova Zelanda. Quel simpatico uccello che non vola, ma che corre a perdifiato e ha un becco buffissimo. E poi, la parola “kiwi” è già così strettamente legata alla Nuova Zelanda. Aggiungerci quel suffisso simpatico, quel “-gnoli” che evoca qualcosa di piccolo, di affettuoso, di… beh, di italiano, no?

Pensateci un attimo. Non è molto più allegro di un semplice “Neo-Zelandese”? Provate a dirlo ad alta voce. “Ciao, sono Marco, un Kiwi-gnolo!” Vi immaginate la reazione? Una risata, sicuramente. Un sorriso. Magari qualcuno che vi chiede: “Ma che vuol dire?” E voi, con un sorrisetto furbetto, potreste rispondere: “Significa che vengo da quel posto meraviglioso dove le pecore sono più numerose della gente e dove il caffè è ottimo, ma non quanto quello italiano, ovviamente.”
E poi, pensiamo alla sonorità. “Neo-Zelandese” è un po’ lungo, un po’ formale. “Kiwi-gnolo” è corto, orecchiabile, quasi una filastrocca. È il tipo di nome che metteresti a un personaggio di un cartone animato. E perché non dovremmo immaginare i neozesiologi come dei personaggi di un cartone animato? Vivono in un posto così magico, dovrebbero avere dei nomi altrettanto magici!

Certo, lo so cosa state pensando. “Ma è una cosa inventata! Non è scientifica! Non è corretta!” E io vi rispondo: e chi se ne frega? La bellezza delle parole sta anche nella loro capacità di evocare immagini, di creare sensazioni. E a me, “Kiwi-gnoli” evoca immagini di gente sorridente, un po’ buffa, che ama la natura e forse, solo forse, ha un debole per un buon piatto di pasta. Dopotutto, la Nuova Zelanda è un paese multiculturale, no? Perché non aggiungere un tocco di italianità alla loro identità, anche solo nel nome?
Immaginatevi un gruppo di turisti che si incontrano. Uno dice: “Sono un italiano!” Un altro: “E io un francese!” E poi arriva il terzo: “E io un Kiwi-gnolo!” Sentite che differenza? Suona subito più amichevole, più accessibile. “Neo-Zelandese” suona un po’ come un biglietto da visita formale. “Kiwi-gnolo” suona come un invito a bere una birra. E a me, l’invito a bere una birra piace molto di più.

Poi c’è un altro aspetto. Il fatto che il kiwi è un animale così…diverso. Non vola, ha le zampe lunghe, il becco. È un po’ come i neozesiologi: un po’ diversi da noi, ma in un modo assolutamente adorabile. E quindi, chiamarli “Kiwi-gnoli” sarebbe un modo per celebrare questa loro unicità, questa loro “diversità” che li rende così speciali. È un po’ come dire: “Ehi, voi siete un po’ strani, ma vi vogliamo bene!” E questo, secondo me, è un grande complimento.
E poi, pensiamoci bene. Molti paesi hanno soprannomi affettuosi per i loro abitanti. I francesi sono spesso chiamati “Galletti”, gli spagnoli “Toros” (anche se questa è più legata alla corrida, ma rende l’idea). Perché la Nuova Zelanda non può avere un suo soprannome divertente? E perché “Kiwi-gnoli” non potrebbe essere quel soprannome?

Magari in futuro, qualcuno inizierà a usare questa espressione. Magari diventerà di moda. Magari un giorno, in un documentario sulla Nuova Zelanda, sentiremo il narratore dire con un sorriso: “E qui vivono i simpatici Kiwi-gnoli.” E noi, tutti qui, sorrideremo e penseremo: “Sì, ha ragione. Sono proprio dei Kiwi-gnoli.”
Quindi, la prossima volta che penserete alla Nuova Zelanda, ricordatevi di questa mia piccola, grande, teoria. E se vi dovesse capitare di incontrare un neozelese, osate. Provate a salutarlo dicendo: “Kia Ora, caro Kiwi-gnolo!” Magari vi guarderà un po’ strano all’inizio, ma chi lo sa? Potreste vedere un lampo di divertimento nei suoi occhi. E in fondo, è proprio questo lo spirito, no? Un po’ di leggerezza, un po’ di divertimento, un po’ di quell’entusiasmo che solo certe parole azzeccate sanno dare.
E adesso, se permettete, vado a prepararmi un caffè. Chissà, magari sto sorseggiando un caffè che un giorno sarà apprezzato anche dai più famosi Kiwi-gnoli del mondo. E questo, signori e signore, è un pensiero che scalda il cuore. O almeno, scalda il mio palato. Quindi, lunga vita ai Kiwi-gnoli! E lunga vita alle parole che ci fanno sorridere!