Come Si Chiama La Mafia Sarda

Allora, gente, sedetevi comodi con un caffè (o magari un goccetto di Mirto, non giudico!) perché oggi vi porto a fare un giro in una terra che ha un fascino tutto suo, un fascino un po'... selvaggio. Parliamo della Sardegna, e più precisamente di quella parte della sua anima che a volte fa venire un brivido lungo la schiena, ma che, diciamocelo, ha anche un suo strano, contorto romanticismo. Stiamo parlando della "cosa" che molti definiscono la Mafia Sarda. Ma attenzione, non è mica come quella che vedete nei film, eh! Qui le cose sono un po' più... sottili.

Sentite, il nome "Mafia Sarda" è un po' come dire "cane sciolto", no? Ti immagini subito una cosa, ma poi la realtà è un po' più sfumata. Non esiste un'unica, gigantesca organizzazione con un capo supremo che si chiama, che so, Don Peppe Pecorino (anche se sarebbe un nome fantastico, ammettiamolo). La verità è che in Sardegna, la criminalità organizzata ha radici più antiche, più legate al territorio, quasi come se fosse nata dalla terra stessa, tra i profumi del mirto e i silenzi delle montagne.

Pensatela così: in altre parti d'Italia, la mafia è nata per controllare il commercio, le votazioni, insomma, il potere. In Sardegna, le cose sono partite un po' da un'esigenza diversa. Si parla di "anonimato", di "segretezza", di un codice d'onore che, diciamolo, non è proprio quello di un boy scout. Si chiamano in tanti modi, a seconda del periodo storico e del tipo di attività. C'è chi parla di "Anonima Sequestri", un nome che già da solo ti fa immaginare scenari da film di serie B, ma che in realtà era dannatamente efficace. E poi c'è chi usa termini più generici, come "criminalità organizzata" o, appunto, "Mafia Sarda", ma è un'etichetta un po' troppo larga per racchiudere tutta la complessità.

Immaginatevi la scena: siete in un paesino sperduto tra le colline, il sole batte forte, e sentite solo il cinguettio degli uccelli. Poi, magari, c'è quel tipo un po' losco che passa con un sorriso enigmatico e ti fa un cenno con la testa. Ecco, non è detto che sia uno scheletro nell'armadio, ma capite cosa intendo? C'è un'aura, un'atmosfera che si respira, fatta di rispetto (temuto) e di riservatezza.

Ma quindi, come si chiama 'sta roba?

Bella domanda! Come dicevamo, non c'è un cartello con scritto "Qui si traffica con La Mano Nascosta". Piuttosto, la cosa si è evoluta. All'inizio, soprattutto nel secondo dopoguerra, il fenomeno più eclatante era proprio quello dei sequestri di persona. Erano tempi in cui le famiglie più abbienti vivevano un po' sulle spine, perché i rapimenti erano all'ordine del giorno. E lì, si parlava proprio di "Anonima Sequestri". Era una rete, un'organizzazione che agiva in modo quasi imprenditoriale: ti prendevano, ti tenevano nascosto (probabilmente in qualche nuraghe abbandonato, chi lo sa!), e poi chiedevano il riscatto. Un business, diciamocelo, piuttosto... lucrativo.

Pensate alla logistica! Dovevano nascondere le persone, gestire le comunicazioni, tutto con un livello di segretezza che farebbe invidia a James Bond. E pensare che magari i rapitori, la sera, si ritrovavano al bar a giocare a briscola con gli stessi poliziotti che li cercavano! Ah, che tempi!

I sequestri di persona, un brutto capitolo della storia sarda - itCagliari
I sequestri di persona, un brutto capitolo della storia sarda - itCagliari

Poi, con il tempo, le cose sono cambiate. I sequestri sono diminuiti, anche grazie all'azione delle forze dell'ordine, che hanno fatto un lavoro titanico. Ma la criminalità, si sa, è come l'erba cattiva: se non la estirpi del tutto, ricresce. E così, le organizzazioni sarde hanno iniziato a diversificare. Hanno puntato su altre attività, che magari non fanno così tanto scalpore mediatico come i rapimenti, ma che sono altrettanto, se non più, dannose. Parliamo di traffico di droga, estorsioni, riciclaggio di denaro. Tutte cose che ti fanno capire che sotto la superficie tranquilla della Sardegna, c'è un mondo sommerso non proprio idilliaco.

Il problema è che in Sardegna c'è sempre stata una certa... difficoltà di penetrazione per le organizzazioni "continentali". I sardi sono gente fiera, legata alla propria terra, e un po' diffidente verso gli estranei. Quindi, le organizzazioni locali hanno mantenuto una loro autonomia, una loro identità. Questo non significa che siano immuni dalle influenze esterne, anzi. Ma hanno una struttura più... radicata.

Le "bande" e i "gruppi": niente di romantico, fidatevi!

Spesso si parla di "bande" o "gruppi". Non pensate a pirati con le gambe di legno, eh! Pensate a gruppi di persone che si conoscono, che si fidano (a modo loro) l'uno dell'altro, e che mettono insieme le forze per fare soldi. Queste "bande" non sono necessariamente legate a una singola famiglia mafiosa come accade in altri contesti. Possono essere più fluide, più adattabili.

Mafia sarda, gli “spuntini” e il sostegno a Mariotti come rettore di
Mafia sarda, gli “spuntini” e il sostegno a Mariotti come rettore di

Il loro potere non si basa tanto sulla violenza esibita, ma sulla capacità di influenzare dall'ombra. Sanno chi contattare, come muoversi, come far sparire certe cose (e certe persone, temo). E la gente, a volte, per paura, a volte per convenienza, si piega. È un sistema che si basa sul silenzio e sulla connivenza. E diciamocelo, in un'isola dove tutti si conoscono, mantenere un segreto è un'arte sopraffina.

Una cosa che mi ha sempre colpito della Sardegna, e che forse aiuta a capire questa mentalità, è il concetto di "onore". Non è l'onore da cavalieri medievali, intendiamoci. È un onore legato al rispetto del proprio nome, della propria famiglia, della propria comunità. E chi vìola questo "codice" può avere problemi, grossi problemi. Questo può essere un terreno fertile per organizzazioni che si basano su legami forti e sulla retribuzione di torti (o presunti tali).

E la droga? Ah, la droga...

Purtroppo, come in quasi tutte le parti del mondo, la droga è diventata un business principale anche per la criminalità organizzata sarda. E qui non parliamo più di rapimenti, ma di un giro d'affari che può far girare la testa (in senso negativo, ovvio!). Si parla di traffici internazionali, di grandi quantità che entrano ed escono dall'isola, spesso con la complicità di altri gruppi criminali.

Giovanni Brusca, Sicilian mafia ‘people-slayer,’ released after 25
Giovanni Brusca, Sicilian mafia ‘people-slayer,’ released after 25

E la cosa più preoccupante è che spesso questi traffici sono legati a gruppi locali, che conoscono il territorio, le vie di fuga, e che hanno creato una rete di distribuzione che raggiunge anche i piccoli centri. È un problema serio, che mina la società e che mette in pericolo i giovani.

Ma, come sempre, c'è un lato meno... spettacolare ma più subdolo. Pensate al riciclaggio di denaro. I proventi del traffico di droga, delle estorsioni, vengono "ripuliti" investendoli in attività legali: ristoranti, alberghi, terreni. E così, pezzi di economia sana finiscono nelle mani sbagliate. È un'infiltrazione silenziosa, ma devastante.

Quindi, ricapitolando...

Diciamo che non esiste un nome ufficiale, un "brand" come se fosse una multinazionale. La "Mafia Sarda", se vogliamo usare questo termine così generico, è un insieme di organizzazioni e gruppi criminali che hanno operato e operano sul territorio sardo, con caratteristiche peculiari. Dalle "Anonime Sequestri" che dominavano negli anni '70 e '80, a oggi, dove le attività si sono diversificate, con un focus sempre più forte sul narcotraffico e sul riciclaggio.

Mafia delle campagne ad Agrigento, cinque arresti - Sardegna Reporter
Mafia delle campagne ad Agrigento, cinque arresti - Sardegna Reporter

Il loro modo di agire è spesso caratterizzato da discrezione, da una capacità di insinuarsi nelle pieghe della società, e da un forte legame con il territorio che rende difficile l'azione delle forze dell'ordine. Non è una criminalità di strada urlata, ma una criminalità che lavora nell'ombra, con una rete di complicità e di silenzi che la rende così difficile da estirpare.

È un po' come cercare di afferrare la nebbia: c'è, si percepisce, ha un impatto, ma definirla con un solo nome è un'impresa. Forse la vera forza di questa "cosa" è proprio la sua capacità di adattamento, di cambiare pelle, di rimanere sempre un passo avanti. E questo, amici miei, è un pensiero che mette un po' di freddo, anche con un bicchiere di Mirto in mano.

Ricordatevi, però, che la Sardegna è anche un'isola meravigliosa, ricca di storia, di cultura, di gente per bene che lavora duramente. E sono proprio queste persone, la maggioranza silenziosa e laboriosa, che ogni giorno combattono, con la loro normalità, contro queste ombre. E questa, credetemi, è la vera forza della Sardegna.