
Ah, cambiare le corde della chitarra acustica! Un rito sacro, un momento di trasformazione. Molti lo vedono come una sfida epica, un’impresa degna di un eroe greco. Io? Beh, diciamocelo, lo vedo più come un simpatico balletto con un pezzo di metallo arrotolato.
C’è chi si veste da tecnico del suono, chi tira fuori la chiave inglese (ma che ci fa con quella?), chi consulta manuali scritti in latino antico. Io, invece, apro la confezione di corde nuove e penso: "Ok, vediamo quanto ci vuole prima che mi vengano le dita di smeriglio".
Prima di iniziare, però, una confessione: non ho mai comprato un set di corde con la scusa che "mi servono quelle per quel suono blues particolare" o "queste sono perfette per il fingerstyle". No. Io compro quelle che costano di meno e che hanno un colore carino sulla confezione. Sì, lo so, è un'eresia per i puristi. Ma diciamocelo, per il nostro strumming distratto sul divano, vanno benissimo!
Poi c'è il momento della verità: togliere le vecchie. Ah, le vecchie corde. Quelle che hanno sentito più serate in pigiama di quante canzoni tu non abbia mai imparato. Quelle che hanno assorbito l'essenza dei tuoi snack preferiti. Spesso, liberarle è un piccolo atto di ribellione. Si piegano, si storcono, quasi implorando pietà. Io, invece, le strappo via con un sorriso. "Addio, vecchie amiche! È ora di far posto alle nuove bellezze!"
E ora, il clou: mettere le nuove corde. Partiamo dalla prima. Quella più grossa, che spesso sembra un filo di ferro da bucato. La infiliamo nel foro del ponte. Qui si apre un dibattito acceso: la si lega con un nodo, la si fa passare due volte, la si lascia penzolare sperando che il vento la tenga ferma? Io, modestamente, ho sviluppato una tecnica mia: la infilo, la tiro un po', e poi inizio a girare la chiavetta con una tale energia che lei, per pura disperazione, decide di rimanere al suo posto. A volte funziona.
Parliamo delle chiavette. Quelle che molti chiamano meccaniche. Le mie sembrano più dei piccoli mulini a vento un po' arrugginiti. E il loro scopo è far girare la corda, giusto? E allora io giro. E giro. E giro. A volte mi chiedo se sto accordando la chitarra o se sto semplicemente facendo un massaggio ai meccanismi. La tensione perfetta, dicono. Io cerco una tensione che non faccia suonare la corda come un elastico impazzito e che, contemporaneamente, non mi faccia venire un crampo alla mano.

E la nota giusta? Ah, l'accordatura! Il sacro graal della chitarra. Chi ha un accordatore elettronico, il mio eroe. Io, invece, ho un orecchio che a volte collabora e a volte mi prende in giro. Inizio a girare la chiavetta, la corda fa un "plink" acuto, poi un "plonk" basso. "Dov'è quel mi?" mi chiedo. Spesso finisco per avere un accordo che suona… interessante. Un po' jazz, un po' punk. Diciamo che ho uno stile mio. Un po' fuori dal coro, ma decisamente originale.
Il problema più grande, però, è tagliare la corda in eccesso. Ho un paio di pinze che ho rubato dalla cassetta degli attrezzi di mio padre. Dicono che ci vogliano quelle specifiche per chitarra. Ma le mie pinze… beh, funzionano. A volte fanno uno schiocco poco melodioso, a volte lasciano un piccolo spuntone che mi ricorda il mio operato per giorni. Ma fa parte del gioco, no?
E la corda che scivola? Succede.soprattutto con le corde nuove. Sono un po' viziate, ancora non si sono abituate al loro nuovo lavoro. Io le stringo di nuovo. E ancora. E ancora. A volte sembra una gara a chi cede prima: io o la corda. Di solito, alla fine, ci mettiamo d'accordo.

La cosa divertente è che, nonostante tutto questo "processo creativo", alla fine la chitarra suona. Magari non sarà perfetta come quella di Jimi Hendrix, ma suona. E le corde nuove, anche se messe con un po' di improvvisazione e qualche imprecazione soffocata, hanno quel suono brillante, nuovo. Che ti fa venir voglia di suonare anche solo per sentire quella dolce melodia che emana dalle tue dita e dalla tua… chitarra.
E poi, c'è la soddisfazione. Quel piccolo orgoglio che ti senti addosso quando hai finito. Hai cambiato le corde! Sei un eroe della chitarra! O almeno, sei riuscito a non rompere niente e a far suonare di nuovo il tuo strumento. E questo, diciamocelo, è già un ottimo risultato.
Alcuni musicisti si prendono tutto il tempo del mondo. Ascoltano la nuova corda, la accarezzano, le sussurrano parole d'amore. Io? Io le tiro, le stringo, le taglio e poi corro a prendere il mio pizzico di birra per festeggiare. Perché, alla fine, l'importante è suonare. E se per farlo devo fare qualche magheggio con delle pinze e un po' di pazienza, beh, così sia!

Non sono un esperto. Diciamocelo apertamente. Le mie mani a volte sono più adatte a spalmare il burro sul pane che a domare corde di metallo. Ma ogni volta che riesco a montare un set di corde senza perdere un occhio o far scappare il gatto dalla stanza per il rumore, mi sento un po' un mago. Un mago della chitarra acustica, con un pizzico di fortuna e un sacco di buona volontà.
E poi, diciamocelo ancora una volta, le corde nuove hanno quella magia. Quella scintilla che ti fa dimenticare tutte le peripezie. Ti fanno venir voglia di provare quel riff che non riuscivi a fare, di imparare quella canzone che avevi messo da parte. È un piccolo investimento, ma il ritorno in termini di gioia musicale è altissimo. Anche se le hai montate un po' alla carlona.
Quindi, se anche tu ti senti un po' come me, un po' impacciato ma con tanta voglia di suonare, sappi che non sei solo. E che le tue corde, montate a modo tuo, suoneranno comunque. E forse, dico forse, suoneranno anche meglio perché portano con sé il tuo personale tocco di… improvvisazione.

Ah, le corde! Che avventura! Ma ne vale sempre la pena. Ogni singolo, splendido, "plink" che ne deriva.
E ricorda: se ti si spezza una corda durante l'accordatura, non è un segno di fallimento, è solo un invito a prenderti una pausa caffè e a riprovare con un sorriso.
Il suono che esce è una sinfonia. Una sinfonia fatta di pazienza, di qualche piccolo imprevisto e di tanta, tanta musica. E questo, per me, è tutto quello che conta.