
Amici, parliamoci chiaro: addobbare l'albero di Natale è una guerra. Una guerra silenziosa, combattuta a colpi di palline glitterate e fili aggrovigliati. Ma la vera battaglia, la più epica, è quella con le luci.
Perché diciamocelo, ci sono due scuole di pensiero. Quelli che "eh, ma le luci si mettono prima, dall'interno verso l'esterno, creando un effetto tridimensionale!". E poi ci sono io. Quello che le luci le mette dopo. Molto dopo. Anzi, quasi per ultimo.
Lo so, lo so. È un'eresia natalizia. Un peccato capitale decorativo. Ma permettetemi di spiegarvi, o meglio, di condividere il mio folle, ma (secondo me) geniale, ragionamento.
Innanzitutto, partiamo dalla base. L'albero. Bello, maestoso, profumato di bosco. Lo pianto lì, nel suo vaso, fiero come un re. E poi? E poi iniziano le danze. Le palline, ovviamente. Quelle che hanno un significato speciale, quelle che mi ricordano l'infanzia, quelle che ho scovato in mercatini lontani.
Le dispongo con cura. Con amore. Cercando l'armonia. Un tocco di rosso qui, un pizzico di oro là. E poi i festoni, che cadono morbidi come cascate d'argento. E i pupazzetti di legno, che spuntano tra i rami come piccoli elfi dispettosi.

E le luci? Le luci aspettano. Pazienti. Nascoste nella loro scatola, pronte ad entrare in gioco. Ma non subito. No, signori. Prima voglio godermi la bellezza dell'albero "nudo". Voglio ammirare le forme, i colori, la texture. Voglio assaporare l'attesa.
Perché le luci dopo?
Perché, diciamocela tutta, le luci sono un casino. Un vero casino. Si aggrovigliano, si rompono, si fulminano. E soprattutto, coprono tutto. Nascondono la bellezza delle palline, soffocano l'eleganza dei festoni, oscurano il fascino dei pupazzetti.
Metterle dopo, invece, è un atto di ribellione. Un gesto di audacia decorativa. È come dire: "Ehi, albero, tu sei già bellissimo così. Le luci sono solo un accessorio. Un tocco finale. Un piccolo regalo".

Poi, ammettiamolo, è molto più facile. Posso vedere dove metto le luci, posso dosare la luminosità, posso creare l'atmosfera che desidero. Senza dovermi districare tra un mare di palline e festoni.
E poi, c'è un altro vantaggio. Se una lucina si fulmina (e succede sempre, non mentiamoci), posso sostituirla senza dover smontare mezzo albero. Geniale, no?

La tecnica
Come le metto, quindi, queste benedette luci? Semplice. Le avvolgo delicatamente intorno ai rami, partendo dall'alto e scendendo verso il basso. Le nascondo tra le foglie, le faccio spuntare qua e là, creando un gioco di luci e ombre.
Un piccolo consiglio: usate luci a LED. Consumano meno, durano di più e non si scaldano. Il che è un bene, soprattutto se avete un albero vero (e se, come me, siete un po' distratti).
E alla fine? Alla fine, l'albero è pronto. Perfetto. Luminoso. E soprattutto, personalizzato. Perché, diciamocelo, addobbare l'albero è un atto d'amore. Un modo per esprimere la propria creatività, il proprio stile, la propria follia.

Quindi, la prossima volta che vi trovate di fronte all'annosa questione "luci prima o luci dopo?", pensate a me. Al pazzo che le mette per ultimo. E magari, provateci anche voi. Chissà, potreste scoprire un nuovo modo di vivere il Natale. Un modo più rilassato, più divertente, più… vostro.
E se poi l'albero vi sembra un po' storto o le luci un po' sbilenche… beh, non importa. L'importante è che sia fatto con il cuore. E con un pizzico di ironia. Come diceva la mia nonna Emilia: "L'importante è che brillino gli occhi!". E a Natale, gli occhi brillano sempre.