Chi Ha Vinto La Tappa Del Giro Di Spagna

Ah, il Giro d'Italia! La corsa rosa. Non il Giro d'Spagna, quello è un altro affare, più a sud, con meno pasta e più jamón, immagino. Ma parliamo di quello vero, quello che ci fa soffrire e gioire, quello che trasforma le nostre domeniche in epiche avventure su due ruote. E ogni giorno, c'è quella domanda che aleggia nell'aria come il profumo di caffè la mattina: "Chi ha vinto la tappa?"

Ora, diciamocelo. Ci sono tante maniere di seguire il Giro. C'è quello che si sveglia all'alba, con la sveglia che urla più forte del cronometro, solo per vedere i primi chilometri in qualche pianura noiosa, dove tutti cercano di accaparrarsi la fuga. E poi c'è il mio tipo. Quello che si sintonizza giusto in tempo per il gran finale. Quello che, diciamocelo apertamente, non è interessato alla strategia dei primi 150 chilometri. A chi importa davvero se Tizio ha speso energie per prendere un punto al Gran Premio della Montagna che nessuno ricorda? Io voglio il botto. Voglio la volata. Voglio la fuga da lontano che ce la fa, o la rimonta incredibile all'ultimo chilometro.

E quindi, quando il telecronista, con quella voce che sembra fatta apposta per gridare "Viiiiiiiiiince!", annuncia il vincitore, io tiro un sospiro di sollievo. Il mistero è svelato. Il dilemma è risolto. Chi ha vinto la tappa? Beh, finalmente lo sappiamo!

Ma ammettiamolo. La bellezza di questa domanda sta anche in tutte le volte che la risposta ci sorprende. Quante volte abbiamo pensato: "Ma dai! Non ci credo!" E poi, zac! Un nome sconosciuto, un giovane terribile, un gregario che nessuno si aspettava, alza le braccia al cielo. È questo il bello, no? Il ciclismo, quello vero, è fatto di queste sorprese. Di quei momenti in cui la logica va a farsi benedire e la pura forza di volontà, o un colpo di fortuna strategico, fa la differenza.

A volte, mi immagino questi ciclisti. Dopo ore di fatica, con le gambe che sembrano di piombo e la gola che brucia, vedono il traguardo. E lì, in quel momento, svanisce la stanchezza. Svaniscono i dolori. C'è solo la linea bianca. E un pensiero solo: "Devo vincere io." E chi se ne frega se dietro c'è un Jumbo che spinge come un treno o uno dello squadrone che ha messo tutta la squadra a tirare. Quel momento è loro. E quando tagliano il traguardo per primi, è un'esplosione. Non solo per loro, ma anche per noi che li guardiamo, seduti sul divano, con le nostre coperte e magari una fetta di torta.

Tens ha vinto un'altra tappa al Giro
Tens ha vinto un'altra tappa al Giro

E pensiamoci un attimo. Ci sono i ciclisti che vincono spesso. Quelli che ti aspetti sempre di vedere là davanti. I nomi che ti vengono in mente senza nemmeno pensarci. I Pogacar, i Vingegaard, i Remco quando sta bene. Loro sono i protagonisti. Loro sono quelli che riempiono le cronache e accendono le discussioni al bar. Ma a me, piace anche quando vince quello che di solito fa il gregario. Quello che lavora per gli altri. Quello che fa la ruota, che porta le borracce, che si sacrifica. Quando vince lui, è una piccola rivincita per tutti noi che non siamo fenomeni, ma che ci proviamo, nelle nostre piccole battaglie quotidiane.

E poi c'è la tattica. Quella roba che sembra complicatissima. Attacchi, controattacchi, trenini, volate lanciate. A volte mi perdo. Mi dico: "Ma perché hanno fatto così?" Poi vedo il risultato finale, magari una volata ristretta dove il più furbo o il più potente ha avuto la meglio, e capisco. O forse non capisco del tutto, ma mi piace lo stesso. Mi piace l'imprevedibilità.

Giro 2019: Benedetti ha vinto la Tappa 12 | BDC Mag
Giro 2019: Benedetti ha vinto la Tappa 12 | BDC Mag

Il Giro è una maratona. Non è solo una tappa. Ci sono le montagne, quelle che ti fanno venire il mal di testa solo a guardarle in televisione. Ci sono le cronometro, dove ogni secondo conta. E poi ci sono le tappe di pianura, quelle che sembrano tranquille, ma che nascondono sempre qualche insidia. Ogni tappa è una storia a sé. Ogni tappa ha il suo protagonista.

E quindi, tornando alla nostra domanda: "Chi ha vinto la tappa?", la risposta è sempre una festa. È la conferma che qualcuno ha dato tutto. Che qualcuno ha raggiunto il suo obiettivo. Che qualcuno, per un giorno, è stato il più forte. E noi, a casa, festeggiamo con lui. Magari con un applauso solitario davanti alla TV, ma è un applauso sincero. È la gratitudine per lo spettacolo che ci hanno regalato.

Pensateci. Se il ciclismo fosse tutto prevedibile, sarebbe noioso. Se ogni tappa la vincesse sempre lo stesso, dopo un po' non ci guarderemmo più. È proprio quell'incertezza, quella possibilità che un outsider possa fare l'impresa, che rende tutto così appassionante. È quel momento in cui il telecronista dice: "Ed è [Nome Sconosciuto] che vince la tappa!" E tu pensi: "Ma chi è questo?" E poi vai a cercarlo su Google, scopri la sua storia, la sua fatica, i suoi sacrifici. E ti senti parte di qualcosa.

Quintana ha vinto la tappa 9 del Giro d’Italia | BDC Mag
Quintana ha vinto la tappa 9 del Giro d’Italia | BDC Mag

Non dico che non sia bello vedere le vittorie dei campioni. Anzi. Sono lì per quello. Per ammirare la loro grandezza. Ma a volte, quella piccola vittoria inaspettata, quella che ti fa alzare un sopracciglio e poi sorridere, è ancora più speciale. È la dimostrazione che nel ciclismo, come nella vita, ci sono sempre margini per le sorprese. Ci sono sempre opportunità per chi non si arrende. Anche per quello che parte dietro, anche per quello che nessuno si aspetta.

Quindi, la prossima volta che sentirete la domanda: "Chi ha vinto la tappa?", ricordatevi di tutte queste cose. Non pensate solo al nome. Pensate alla corsa. Pensate alla fatica. Pensate alla gioia. E se vince uno che non avevate messo in conto, beh, allora godetevi ancora di più quel momento. Perché è questo il ciclismo. È imprevedibile. È emozionante. Ed è, diciamocelo, piuttosto divertente da guardare, soprattutto quando non sai chi sarà il prossimo a prendersi la gloria.

Ewan ha vinto la tappa 7 del Giro d’Italia | BDC Mag
Ewan ha vinto la tappa 7 del Giro d’Italia | BDC Mag

E poi, diciamocelo, a volte quelle volate ristrette sono uno spettacolo che fa venire i brividi. Quel modo di incrociare le ruote, quel filo di vento che ti scompiglia i capelli... ok, io non ho i capelli che si scompigliano guardando la TV, ma voi capite cosa intendo. È la drammaticità della competizione allo stato puro. È la lotta per la supremazia, metro dopo metro.

Quindi, la prossima volta che il telecronista annuncerà il vincitore di tappa, alzate un bicchiere (di vino, di acqua, di quello che volete!) e brindate. Brindate alla vittoria, a quella attesa o a quella inaspettata. Brindate al ciclismo. E pensate, con un sorriso: "Ah, ecco chi ha vinto la tappa!" E sapete cosa? È proprio questo che ci fa amare questo sport.