
Eccoci qui, in una di quelle giornate perfette in cui il sole bacia la pelle e l'odore del mare si mescola con quello del mirto. Ero seduta in una piccola piazza a Propriano, sorseggiando un caffè – anzi, un café au lait, che qui siamo pur sempre in Francia, no? – e ascoltavo le conversazioni intorno a me. C'era un misto di suoni, un ritmo che mi sembrava familiare ma anche… diverso. All'inizio, pensavo fosse solo il solito francese un po' cantilenante che si sente in giro, ma poi ho iniziato a cogliere delle sfumature, delle parole che non mi tornavano proprio. E lì è scattata la curiosità, quella che a volte ci porta a scoprire cose inaspettate, non è vero?
Mi sono avvicinata al bancone della piccola tabaccheria accanto, con l'intenzione di chiedere qualche indicazione, ma soprattutto per capire meglio cosa stessi ascoltando. Ho chiesto in un francese un po' impacciato: "Scusi, ma qui che lingua si parla esattamente?". Il signore dietro il bancone, con un sorriso sornione e gli occhi che brillavano di chi conosce un segreto, mi ha risposto: "Eh, bella domanda! Si parla corsu, signora. E poi, ovviamente, il francese." E mi ha spiegato che il corsu, o corso, è la lingua madre dell'isola, un idioma con radici profonde che resiste, eccome se resiste!
Insomma, la domanda che mi sono fatta io, e che probabilmente vi starete facendo anche voi, è: Che lingua si parla in Corsica? La risposta, come spesso accade nelle isole affascinanti, non è univoca. Diciamo che c'è una lingua ufficiale e una lingua storica, entrambe vive e vegete.
Il francese, ovviamente, è la lingua dell'amministrazione, della scuola, e la incontrerete ovunque. Se parlate francese, non avrete problemi di comunicazione, questo è certo. Ma sarebbe un peccato fermarsi lì, non trovate?

Poi c'è il corsu. Oh, il corsu! È una lingua romanza, con influenze liguri e toscane (pensate un po', ci sono somiglianze con dialetti del sud della Toscana!), ma con una sua identità fortissima. Non è un semplice dialetto, intendiamoci. Ha una sua grammatica, una sua letteratura, e soprattutto, ha un'anima. Sentire qualcuno parlare corsu è come sentire il battito del cuore dell'isola, un suono rustico e melodioso allo stesso tempo. A volte ho avuto la sensazione che potesse essere simile al sardo, voi che dite? Avete mai avuto questa impressione?
Cosa succede oggi? Beh, la situazione è interessante:

- Molti anziani parlano fluentemente il corsu.
- I giovani lo stanno riscoprendo, spesso con grande orgoglio.
- Si studia nelle scuole (anche se il dibattito su come e quanto è sempre aperto!).
- Lo si sente parlare nei mercati, tra amici, nelle feste paesane.
Non vi aspettate di trovarvi immersi in un mondo dove tutti parlano solo corsu, ecco. Ma se siete attenti, se ascoltate bene, lo sentirete. E magari, con un po' di coraggio, proverete a imparare qualche parola. Un semplice "Bonghjornu" (buongiorno) o "Grazie" (grazie) fatto con il giusto accento locale può fare miracoli e strappare sorrisi sinceri. È un po' come imparare un piccolo tesoro nascosto, un modo per connettersi davvero con la cultura e la gente del posto. Non vi pare un'idea fantastica?
Quindi, in sintesi, in Corsica si parla francese e corsu. Il corsu non è solo una lingua, è un pezzo di identità, un legame con la storia e con la terra. E scoprirla, anche solo ascoltandola, rende l'esperienza di viaggio mille volte più ricca. Provare per credere!