
Allora, parliamoci chiaro, amici. Il Cammino di San Benedetto. Bellissimo, per carità. Esperienza spirituale intensa, dicono. Ma... parliamoci chiaro. Qualcuno l'ha fatto davvero tutto d'un fiato?
Le Tappe: Un'Odissea Moderna?
Le tappe, ecco il punto cruciale. Sulla carta, sembrano adorabili: Norcia, Subiaco, Montecassino. Cartoline. Ma tra una cartolina e l'altra, c'è un piccolo dettaglio: chilometri. E salite. E discese che ti fanno rivalutare l'importanza di avere delle ginocchia funzionanti.
Norcia: Il Paese del Cinghiale (e dei Dolori Muscolari)
Partiamo da Norcia. Paese incantevole, famoso per i suoi salumi. Cinghiale ovunque. Ottimo per fare scorta di energie... se solo il peso nello zaino non ti piegasse a metà. E poi, diciamocelo, dopo aver mangiato mezzo cinghiale, l'ultima cosa che vuoi fare è affrontare una salita del 15%.
Subiaco: Monasteri Scavati nella Roccia (e Scarponi che Urlano)
Poi c'è Subiaco. Monasteri appesi alla roccia, panorami mozzafiato. Perfetto per Instagram! Peccato che per arrivare a quel panorama, devi aver superato almeno tre crisi esistenziali e aver sviluppato una profonda avversione per i tuoi scarponi. Giuro, a un certo punto ho sentito i miei scarponi urlare "Bastaaaaa!".
Montecassino: La Meta (Forse Troppo Lontana)
E infine, Montecassino. La meta agognata. Il traguardo. La luce in fondo al tunnel... che però sembra sempre più lontana man mano che ti avvicini. Arrivi lassù e sei talmente esausto che l'unica cosa che riesci a pensare è: "Dove si mangia?". E magari, "C'è un bus per tornare indietro?".

La Mia (Impopolare) Opinione
Non fraintendetemi, il Cammino di San Benedetto è un'esperienza che ti cambia. Ti mette alla prova. Ti fa rivalutare la tua sanità mentale. Ma forse, dico forse, non è obbligatorio farlo tutto d'un fiato. Magari spezzettarlo un po'? Fare una tappa in meno? Prendere un autobus ogni tanto?
Ascoltate un amico. Io l'ho fatto. Ho "barato". Ho preso un autobus (sì, lo ammetto!). E sapete cosa? Sono arrivato a Montecassino. Ho visto il panorama. Ho mangiato. E ho apprezzato tutto molto di più. Perchè, diciamocelo, a volte, un piccolo aiuto non guasta.

“Chi ha detto che per trovare la pace interiore bisogna distruggersi le ginocchia?”
Quindi, cari amici pellegrini, se state pensando di affrontare il Cammino di San Benedetto, un consiglio spassionato: ascoltate il vostro corpo. Ascoltate le vostre ginocchia. E se proprio non ce la fate più... prendete un autobus! Nessuno vi giudicherà. (Forse i puristi, ma chi se ne importa?).
E poi, diciamocelo, il vero pellegrinaggio non è forse dentro di noi? (Ok, forse questa è una scusa per giustificare la mia pigrizia. Ma lasciatemelo credere!)