
L’altro giorno mi è capitato una cosa buffa. Stavo cercando di attivare un nuovo servizio internet, sai, quello che promette la fibra ottica che ti fa volare e poi in realtà navighi come ai tempi del modem 56k? Vabbè, dettaglio. Comunque, chiamo il numero verde, mi risponde una voce melodiosa che sembra uscita da un corso di mindfulness avanzato. Dopo un’attesa che sembrava eterna, tra musichette rilassanti e messaggi che ti ricordano quanto sei importante per loro (sarà…), finalmente mi dice: "Signore, per procedere con la sua richiesta, ho bisogno che lei mi fornisca il suo codice fiscale."
Ecco, lì mi sono bloccato. Codice fiscale? Io? Ma se stiamo parlando di una SIM dati per il mio tablet! Voglio dire, non sto comprando casa o chiedendo un mutuo, sto solo cercando di guardare Netflix senza buffering in giro! E la voce dall’altro capo, sempre impeccabile nel suo tono pacato, ripete: "Mi dispiace, senza codice fiscale non posso procedere." Mi sentivo come in un film di Monty Python, dove la logica sembra essere andata in vacanza permanente.
E qui arriviamo al punto, amici miei. A volte, chiamare un call center è un po’ come affrontare un labirinto. Entri con un obiettivo chiaro, tipo "voglio questa cosa", e poi ti ritrovi a girare su te stesso, ad accumulare informazioni inutili e a sentirti sempre più confuso. Il problema, sapete, non è tanto la difficoltà della richiesta, ma il processo. Quel processo che sembra fatto apposta per farti desistere, per farti dire: "Ma sì, alla fine forse non mi serve così tanto."
Ho chiamato diverse compagnie, per cose diverse. E la sensazione è sempre la stessa: ti senti un po’ un imputato, un po’ uno che sta cercando di fregare qualcuno. Non importa se vuoi solo cambiare un piano tariffario o segnalare un disservizio. Ti chiedono dati su dati, conferme su conferme, e ogni tanto ti senti dire: "Mi scusi, ma non riusciamo a fare il contratto." Ma come, non riusciamo a fare il contratto? Ma se sono io che lo voglio fare! È un po’ come dire a uno che ha fame: "Mi spiace, non riusciamo a darle la cena."
E poi ci sono quei momenti di pura ironia. Ti rispondono da un altro continente, con un accento che rende ogni parola una sfida linguistica. Non che sia colpa loro, sia chiaro! Ma quando devi spiegare una cosa complessa, con termini tecnici, e dall’altro lato ti senti rispondere "Capisco…", ma poi ti ripropongono la stessa domanda di prima… beh, lì ti viene da ridere. O da piangere, dipende dal giorno.

Quindi, cosa ci resta da fare?:
- Avere pazienza: tanta, tanta pazienza. Quasi da monaco zen.
- Prepararsi: avere tutti i documenti a portata di mano, anche quelli che sembrano non c'entrare nulla.
- Parlare lentamente: scandire bene le parole, come se fossimo in un programma per bambini.
- Essere persistenti: non mollare alla prima difficoltà, altrimenti non concluderemo nulla.
Perché alla fine, anche se a volte sembra impossibile, quel contratto, quella SIM, quella riparazione, qualcosa si deve pur poter fare. O no? Fatemi sapere se anche a voi è capitato di sentirvi dire: "Mi dispiace, non riesco a fare il contratto." Sono curioso di sentire le vostre storie!