Allora, parliamoci chiaro. Adulterio. Parola grossa, no? Fa subito venire in mente amanti clandestini, sguardi furtivi, e una certa… tensione drammatica. E poi c'è la Chiesa, che quando si tratta di queste cose, non la manda a dire. Ma siamo sicuri di aver capito tutti bene cosa significa veramente per loro?
Diciamocelo, a volte sembra che la Chiesa abbia un’opinione su tutto, dal colore delle calze del Papa al modo in cui tagliamo la torta di compleanno. E quando si tratta di sesso, beh, lì si scatena un vero e proprio sinodo! Però, forse, stiamo semplificando un po’. O forse no? 😉
Un Peccato… Decisamente Peccaminoso
Ok, ok, non fraintendiamoci. L’adulterio, per la Chiesa Cattolica, è un peccato. Un peccato grave, con la G maiuscola. Rompe la promessa del matrimonio, quella cosa solenne che si fa davanti all’altare, con tanto di organo che suona e abito bianco immacolato (e magari qualche invitato un po’ brillo).
E fin qui, ci siamo. Il matrimonio è sacro, l'impegno è importante, bla bla bla. Ma… non è che forse ci prendiamo troppo sul serio a volte?
Ma cosa dice davvero?
Per capire bene, bisogna scavare un po' più a fondo. Non basta dire "è peccato" e basta. Bisogna capire perché è considerato tale. La Chiesa, in sostanza, vede il matrimonio come un’alleanza, un patto sacro tra un uomo e una donna, aperto alla procreazione (ecco che spunta la parola con la P). L'adulterio, quindi, è un tradimento di questa alleanza.

D’accordo, d’accordo, è una visione… tradizionale. Ma forse, e dico forse, in un mondo dove le relazioni sono fluide come l’acqua (e a volte un po’ torbide, ammettiamolo), questa rigidità appare un po’… fuori dal tempo?
Per carità, rispetto tutte le opinioni, specialmente quelle della Santa Sede. Ma, tra un’Ave Maria e un’altra, mi sorge spontanea una domanda: non è che a volte si fa un po’ troppo casino per una cosa che, alla fine, riguarda solo due persone (e magari un terzo, se vogliamo essere precisi)?

Insomma, la Chiesa ci mette il carico da novanta sull’importanza della fedeltà. Ma non è che a volte, nel giudicare, si dimentica un po’ di quel famoso comandamento sull’amare il prossimo tuo come te stesso? Dopotutto, siamo tutti peccatori, no?
Forse, invece di puntare il dito e urlare al peccato, dovremmo cercare di capire, di perdonare, e di offrire un po' di comprensione. Un po’ come fa Papa Francesco, che, diciamocelo, è un papa un po’ rock!
E qui, cari lettori, rischio di dire un’eresia. Ma, a volte, mi sembra che la Chiesa si preoccupi più dell’atto in sé che delle cause che lo hanno portato. E se, invece di condannare, cercassimo di aiutare le persone a ricostruire i loro matrimoni, a superare le difficoltà, a ritrovarsi?

So che sto toccando un tasto dolente. Ma non è forse questo il senso del Vangelo? Non è forse questo il messaggio di Gesù, che perdonava i peccatori e tendeva la mano ai deboli?
Ok, ho detto la mia. Adesso, preparatevi a ricevere i fulmini del Vaticano! Ma, in fondo in fondo, spero che qualcuno abbia sorriso leggendo queste righe. E, magari, che si sia fatto qualche domanda. Perché, alla fine, la vita è troppo breve per prendersi sempre troppo sul serio… e soprattutto per giudicare gli altri!