
Forse l'avete sentita dire, sussurrata con un velo di amarezza: "A fare del bene ci si rimette sempre". Un'eco antica, che risuona nei vicoli della saggezza popolare. Ma cosa significa veramente? E, soprattutto, cosa può insegnarci, noi studenti, nel nostro cammino di crescita?
A prima vista, sembra un'affermazione cinica, quasi un invito a proteggersi, a non esporsi troppo. Potrebbe sembrare che suggerisca di non fidarsi, di non dare troppo di sé, per paura di essere feriti o delusi. Ma, guardando più a fondo, intravediamo una verità più complessa e, inaspettatamente, più luminosa.
Pensateci. Quando ci impegniamo in un'azione di bene, che sia un aiuto concreto a un compagno in difficoltà, un'ora di volontariato, un gesto di gentilezza verso uno sconosciuto, non lo facciamo forse con un'aspettativa, magari inconscia, di ricompensa? Non ci aspettiamo forse un "grazie", un riconoscimento, un ritorno, seppur piccolo, del nostro sforzo?
E cosa succede quando questa ricompensa non arriva? Quando il nostro gesto viene frainteso, ignorato, o addirittura sfruttato? Proviamo frustrazione, delusione, a volte rabbia. Sentiamo di averci rimesso, di aver speso inutilmente le nostre energie. Ecco, forse, l'origine di quell'antica saggezza.
Ma è proprio in quel momento, in quell'attimo di delusione, che si apre per noi una preziosa opportunità di crescita. È lì che possiamo imparare a fare del bene per il bene stesso, senza aspettative, senza calcoli. Imparare a donare con il cuore, non con la mente.

Imparare l'umiltà. Riconoscere che il nostro gesto, per quanto nobile, è solo una piccola goccia nell'oceano del mondo. Che non siamo perfetti, che possiamo sbagliare, che non sempre saremo compresi. Ma che questo non sminuisce il valore del nostro agire.
Imparare la perseveranza. Non lasciarci scoraggiare dalle delusioni. Continuare a fare del bene, anche quando sembra inutile, anche quando non riceviamo nulla in cambio. Ricordare che il vero cambiamento, spesso, è lento e silenzioso, e che ogni piccolo gesto contribuisce a costruire un mondo migliore.
Imparare la curiosità. Chiederci perché il nostro gesto non è stato apprezzato. Cercare di capire le motivazioni dell'altro, senza giudizio. Approfondire la nostra conoscenza del mondo e delle sue complessità.

Fare del bene, quindi, non è un atto ingenuo o rischioso, ma un'opportunità straordinaria di crescita personale. È un percorso che ci porta a conoscere meglio noi stessi, a sviluppare la nostra empatia, a rafforzare la nostra resilienza.
Pensate a Madre Teresa di Calcutta, a Nelson Mandela, a tutti coloro che hanno dedicato la loro vita al bene degli altri. Hanno forse smesso di fare del bene di fronte alle difficoltà, alle ingiustizie, all'indifferenza? No, hanno continuato con tenacia e compassione, illuminando il mondo con la loro umanità.

La vera ricompensa, alla fine, non è un "grazie", ma la consapevolezza di aver fatto la cosa giusta. La gioia di aver alleviato una sofferenza, di aver portato un sorriso, di aver fatto la differenza, per quanto piccola, nella vita di qualcuno. La profonda soddisfazione di essere persone migliori.
Quindi, studenti, non abbiate paura di "rimetterci". Siate generosi, siate compassionevoli, siate curiosi. Fate del bene, sempre. Perché, alla fine, è l'unico modo per arricchire veramente la vostra vita e contribuire a costruire un mondo più giusto e più umano.
E ricordate sempre le parole di San Francesco d'Assisi:
"Cominciate a fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E all'improvviso vi sorprenderete a fare l'impossibile."