A Bon Chat Bon Rat Explication

Allora, immaginate la scena: una domenica pomeriggio piovosa, di quelle che ti invitano a metterti sul divano con una coperta e una tazza di tè fumante. Io, puntualmente, ero lì, persa tra le pieghe di un libro che prometteva grandi cose ma che, devo confessare, mi stava prendendo meno di una puntata di Carosello. Fuori, il cielo era di quel grigio intenso che ti fa pensare che le nuvole abbiano deciso di fare sciopero. E dentro, la mia gatta, un batuffolo di pelo nero di nome Luna, sembrava condividere la mia noia esistenziale. Si stiracchiava, sbadigliava con un'eleganza che solo i felini sanno sfoggiare, e ogni tanto mi lanciava uno sguardo interrogativo, come a dire: "Seriamente? Questo è tutto quello che abbiamo?"

Ad un certo punto, mentre Luna si avvinghiava ai miei piedi con le unghie retratte (il che, per inciso, è il suo modo di chiedere coccole senza essere troppo invadente, un vero equilibrio diplomatico felino), mi è tornata in mente un'espressione che avevo sentito qualche tempo fa, detta con un sorriso un po' sornione da un amico che stava raccontando una storia che sembrava intrecciata di alti e bassi, di successi e qualche... inciampo. Mi ha detto: "Eh, sai com'è, alla fine è stato un bon chat, bon rat."

E lì, mentre la pioggia continuava a battere sui vetri e Luna ronfava beatamente sulla mia pancia, mi sono fermata. Cosa significava davvero questa frase? Aveva a che fare con i gatti? Forse. Ma sembrava qualcosa di più profondo, qualcosa che racchiude un'idea universale. È stato un po' come se la mia mente, fino a quel momento sopita, si fosse improvvisamente accesa, come quella lucina che si accende quando finalmente capisci un indovinello. Siete mai stati in quella situazione? Quel momento di illuminazione improvvisa che ti fa sorridere da solo?

"Bon Chat, Bon Rat": Un'Espressione Francese Che Ci Dice Tanto

Ok, diciamocelo, la lingua francese ha sempre avuto un'aura di eleganza e mistero. E questa espressione, "bon chat, bon rat", non fa eccezione. Tradotta letteralmente, significa "buon gatto, buon topo". Semplice, no? Ma se la prendiamo solo come una descrizione di un animale che mangia un altro animale, beh, ci perdiamo tutto il succo. È un po' come guardare un'opera d'arte astratta e dire: "Ah, quello è un mucchio di colori". No, caro mio, c'è di più!

Questa frase, in realtà, è un modo di dire che racchiude un concetto molto più ampio e, a mio parere, davvero interessante. Si usa per descrivere una situazione, una relazione, un'interazione tra due parti che si "rispecchiano" a vicenda, spesso in modo un po' disfunzionale, ma in cui ognuno ottiene, a suo modo, ciò che desidera o che gli spetta. È quella sorta di equilibrio precario, ma stranamente funzionale, che si crea tra opposti.

Proverbes | à bon chat, bon rat (explication) - YouTube
Proverbes | à bon chat, bon rat (explication) - YouTube

Pensateci: il gatto caccia il topo. Il topo, beh, fa la fine che fa. Ma senza il topo, il gatto non avrebbe cibo. E senza il gatto, i topi forse si moltiplicherebbero a dismisura (immaginate una scena da incubo, no?). C'è un ciclo, una dipendenza reciproca, anche se una parte è chiaramente in una posizione di potere sull'altra. È una dinamica che si ripete, un copione già scritto che, per quanto possa sembrare strano, funziona.

Quando Il Gatto E Il Topo Si Guardano negli Occhi (Metaforicamente Parlando)

Quindi, quando il mio amico ha usato questa espressione per descrivere la sua situazione, ho capito subito. Non stava parlando di gatti e topi in carne e ossa. Stava parlando di due persone, o due gruppi, che si "utilizzano" a vicenda in un gioco di potere sottile, dove ognuno ha il suo ruolo e, in qualche modo, ci guadagna qualcosa. Non è necessariamente una cosa malvagia, intendiamoci. A volte è solo la natura delle cose, la legge della giungla... anche nella vita di tutti i giorni.

Immaginate, per esempio, un politico che promette mari e monti ai suoi elettori. Gli elettori, in cambio, gli danno il loro voto. Il politico ottiene potere e visibilità. Gli elettori ottengono (forse!) una riduzione delle tasse o un nuovo parco pubblico. È un "bon chat, bon rat"? Sì, perché il politico ha bisogno degli elettori per vincere, e gli elettori hanno bisogno del politico (o almeno, di qualcuno che faccia quelle promesse) per sentirsi rappresentati. La relazione è basata su uno scambio, anche se le promesse non sempre vengono mantenute e il topo (l'elettore) potrebbe ritrovarsi con le briciole.

"🔥 À bon chat, bon rat ! La rivalité expliquée en 1 min !" - YouTube
"🔥 À bon chat, bon rat ! La rivalité expliquée en 1 min !" - YouTube

O pensiamo al mondo del lavoro. Ci sono datori di lavoro e dipendenti. Il datore di lavoro ha bisogno di manodopera per far funzionare la sua azienda. Il dipendente ha bisogno di uno stipendio per vivere. Entrambi si "servono". A volte, questa relazione è perfettamente equilibrata e rispettosa. Altre volte, il datore di lavoro sfrutta la necessità del dipendente, o viceversa, il dipendente fa il minimo indispensabile. In ogni caso, c'è un tacito accordo, un "bon chat, bon rat" che governa la transazione.

E i gossip? Ah, i gossip! Non sono forse un esempio perfetto? C'è chi ama spargere voci (il "gatto" che si nutre di informazioni) e chi ama ascoltarle e commentarle (il "topo" che si sazia di pettegolezzi). Entrambi traggono piacere da questa dinamica. Il diffusore di voci si sente importante, in possesso di segreti. L'ascoltatore si sente parte di un gruppo, aggiornato sulle ultime novità (anche se inventate). Una relazione un po'... tossica, forse, ma decisamente un "bon chat, bon rat". Vi riconoscete in qualche situazione del genere? Magari non siete voi a spargere le voci, ma conoscete qualcuno che lo fa? Ci pensate mai a come queste dinamiche si innescano?

"Bon Chat, Bon Rat" Nella Vita Personale: Amici, Amori e Parenti

Ma non pensate che questa espressione si applichi solo a contesti esterni, o a relazioni "fredde". Oh no, signori miei. Il "bon chat, bon rat" si insinua subdolo anche nelle nostre vite più intime. Pensate a quelle amicizie un po' così, dove ci si frequenta perché "tanto ci si annoia", o perché l'altro ha qualcosa che a noi manca (un'amica che sa sempre tutti gli ultimi pettegolezzi, un amico che organizza sempre le serate più divertenti). Ci si "usa" in un certo senso, ma con una cordialità di fondo, perché altrimenti, cosa ci starebbe a fare quella persona nella nostra vita?

FLE en ESO: Travaillez le lexique des animaux
FLE en ESO: Travaillez le lexique des animaux

E le relazioni sentimentali? Ah, qui il discorso si fa interessante, e a volte doloroso. Quante volte ci siamo trovati (o abbiamo visto altri trovarsi) in relazioni dove c'è un certo squilibrio? Uno che dà di più, l'altro che prende di più. Uno che ama perdutamente, l'altro che è... presente. Eppure, la relazione continua. Perché? Forse perché anche chi "prende" ha bisogno di sentirsi amato, o di avere qualcuno che si occupi di lui. E chi "dà" ha bisogno di sentirsi indispensabile, o di avere un punto fermo, anche se questo punto fermo non ricambia allo stesso modo. È un "bon chat, bon rat" da manuale, dove entrambi, a modo loro, si accontentano di ciò che ottengono, pur sapendo che non è l'ideale.

E pensate alla famiglia. Le dinamiche familiari sono un terreno fertile per il "bon chat, bon rat". Il figlio che finge di studiare per non far preoccupare la madre, ma poi passa le serate a giocare ai videogiochi. La madre che si lamenta del figlio ma non riesce a metterlo davvero in riga, perché, in fondo, senza i suoi "problemi" la sua vita sarebbe troppo vuota. L'anziano che si appoggia completamente al suo badante, che a sua volta trae sicurezza e un senso di utilità da quella dipendenza. Non sto giudicando, eh! Sto solo dicendo che queste sono dinamiche umane complesse, spesso inconsapevoli, che si creano naturalmente.

La Bellezza (e la Bruttezza) del "Bon Chat, Bon Rat"

La cosa affascinante di questa espressione è che, pur descrivendo spesso un rapporto asimmetrico, non è necessariamente negativa. C'è una sorta di realismo in essa. Riconosce che la vita non è sempre un'idilliaca condivisione di amore e affetto. Ci sono scambi, ci sono interessi, ci sono bisogni da soddisfare. E a volte, questi bisogni si incastrano in modi che, seppur non perfetti, permettono alle cose di andare avanti.

Que veut dire à bon chat, bon rat, d'où vient cette expression
Que veut dire à bon chat, bon rat, d'où vient cette expression

È come se la frase ci dicesse: "Ok, la situazione non è ideale, ma funziona. Entrambi ci troviamo in un posto che, per quanto scomodo, è il nostro posto. E nessuno dei due ha la forza o la volontà di cambiare radicalmente le cose." È un po' un'accettazione del non perfetto. Una forma di saggezza popolare che, senza essere troppo moralista, ci aiuta a capire il mondo e le relazioni che lo popolano.

Ma attenzione, perché dove c'è un potenziale squilibrio, c'è anche un potenziale rischio. Un "bon chat, bon rat" può degenerare facilmente. Il gatto può diventare un vero e proprio predatore, e il topo può essere sfruttato fino all'osso. L'equilibrio può rompersi, portando a risentimento, frustrazione e, nei casi peggiori, a vere e proprie tragedie umane. Per questo, secondo me, è importante essere consapevoli di queste dinamiche. Riconoscerle in noi stessi e negli altri ci permette di gestirle meglio, di cercare di spostare l'ago verso un equilibrio più sano, se possibile. Non sempre è possibile, certo. Ma provare a capire è già un passo enorme, no?

Quindi, la prossima volta che vi trovate in una situazione che sembra un po' un tira e molla, dove c'è uno scambio un po' strano, dove le cose non sono del tutto chiare ma "funzionano" comunque, pensateci su. Magari, senza accorgervene, state vivendo un bel "bon chat, bon rat". E a volte, in questo mondo un po' pazzo, anche questo può essere un punto di partenza. O un punto di arrivo. Dipende da come lo guardate. E magari, se avete un gatto a casa, dategli una grattatina dietro le orecchie. Chissà, forse vi sta osservando con un occhio un po' più comprensivo del solito. O forse sta solo pensando al prossimo topo. Chi può dirlo?